giovedì, febbraio 23, 2006

Il Signore delle mosche

Questa è la storia di un gruppo di ragazzi che in seguito ad un incidente aereo precipitano su un' isola deserta. Qui cercano di organizzarsi, nominando un capo, distribuendo i vari compiti da svolgere e andando a caccia per soppravvivere. Ma la cosa più importante è quella di mantenere il fuoco acceso per farsi vedere dalle navi che potrebbero salvarli. Però dopo un po' di tempo le cose non funzionano più come dovrebbero funzionare ed iniziano ad esserci incomprensioni tra i ragazzi che portano ad una separezione in due gruppi. Ma la situazione peggiora sempre di più e i ragazzi, ormai provati dalla lunga permanenza sull'isola e anche dalla paura di una bestia che in realtà è un cadavere, iniziano a comportarsi in modo sempre più violento fino ad arrivare all'uccisione di due di loro. Alla fine tutti si accaniscono contro uno solo e quando sembra che tutto sia finito,perchè l'isola sta anche prendendo fuoco, arriva finalmente una nave a salvarli.
Questo libro, che forse all'inizio può sembrare un po' noioso, diventa alla fine molto scorrevole e coinvolgente. Inoltre l'autore, William Goldin, premio Nobel nel 1983, è riuscito a far emergere attraverso questi ragazzi i comportamenti più estremi che gli uomini possono assumere in situazioni difficili e tragiche come quella della storia.

 

 

2 Comments:

At 24/2/06 19:40, Blogger SimonaViviani said...

e la cosa più bella è che gli inglesi non ci fanno una bellissima figura. altro che i tempi di robinson crosuè: via i paradisi tropicali e largo agli istinti primordiali e malvagi dell' uomo. e, oltretutto, golding per questo libro ha vinto il nobel, soffiandolo alla yourcenar.

 
At 19/3/06 12:06, Blogger marianna said...

Questo libro mi è piaciuto molto, l' ho trovato fantastico e originale. Inoltre mi ha fatto riflettere il comportamento dei ragazzi e si è creata nella mia mente una domanda alla quale non penso che nessuno di voi sappia rispondere: se fossimo nella stessa situazione dei protagonisti, ci comporteremmo nello stesso modo, come i nostri avi indigeni? Saremmo in grado di uccidere? Forse è questa la vera paura dei ragazzi; quando viene buio non hanno paura dell' interno dell' isola, dei compagni, ma hanno paura di se stessi, cioè del Signore delle Mosche, personaggio proprio proveniente dall' immaginazione, quindi proveniente da se stessi.

 

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