martedì, aprile 04, 2006

Metto questo approfondimento (mio e di Sozzi) sul blog per il futuro compito di geog.

LO SKATE
Di sicuro gli skateboards simili a quelli che vediamo tuttora, hanno una storia relativamente recente, nascono infatti in California negli anni ’60 dove i ragazzi che facevano surf da onda iniziarono a vedere delle analogie tra lo sport che praticavano e quello che è l'antenato dello skateboard, ovvero una tavola di legno con sotto attaccati i truck e le ruote di vecchi pattini a rotelle. I surfers dedicati alla tavola a rotelle iniziarono a fare le prime evoluzioni, come "impennate" sulle ruote anteriori o posteriori, giri su se stessi e cosi' via. I più temerari facevano avanti e indietro sulle pareti verticali delle piscine vuote (le famigerate pool, che in California, a differenza delle piscine da noi conosciute, hanno un fondo tondo e raccordato con transizioni). L’attrezzo era pero’ ancora rudimentale: tavole strette e piatte, ruote di ferro o legno, truck senza molleggi, per cui le sensazioni "tipo surf" erano pressoché irraggiungibili e lo skateboard passò lentamente nel dimenticatoio. Il 1975 e’ ricordato da tutti gli skater come l’anno della rivoluzione, una rivoluzione tecnica che riportò lo skateboard al successo, non solo in California, ma in tutto il mondo: un giovane ingegnere tal Nasworthy ebbe l'idea di montare sugli skateboard le ruote in uretano che essendo piu’ morbide permettevano manovre simili a quelle del surf. A causa dell'interesse globale di cui godeva lo skateboarding, gli anni seguentifurono una continua evoluzione per questo sport. Si iniziarono a delineare le varie specialità che esistono ancora oggi: il freestyle, lo slalom, la discesa libera (downhill) e soprattutto lo skateboarding vert. Lo skateboarding vert consisteva nel fare manovre (o anche solo nel cercare di andare più in alto possibile) sulle pareti delle piscine, o in strutture appositamente costruite come i primi quarter negli antenati degli attuali skatepark. La continua evoluzione tecnica imponeva però anche un'evoluzione dell'attrezzo (che continua anche ai giorni nostri): tavole più larghe in acero canadese, ruote con cuscinetti più veloci e truck che rispondevano meglio alle sollecitazioni imposte. Con milioni di praticanti in tutto il mondo si svilupparono grandi interessi attorno al mondo dello skateboard, molti ragazzi, che prima praticavano lo skateboarding solo per passione, diventarono dei veri e propri professionisti dello sport, con stipendi e il proprio nome che appariva sui giornali specializzati che giravano nelle mani degli appassionati in tutto il mondo (nella seconda metà degli anni '70 il più famoso era Skateboarder Magazine, mentre negli anni '80 diventarono popolari le riviste Thrasher e Transworld Skateboarding). I primi pro degli anni '70 avevano il proprio nome sulle tavole costruite su loro disegno, guadagnando una percentuale sulle vendite. Oggi i pro mettono il loro nome non solo sulle tavole, ma anche su ruote, carrelli, scarpe e capi di abbigliamento. Con il passare del tempo si cominciarono a organizzare dei veri contest, naturale evoluzione delle feste tra amici, che vedevano competere gli skaters a botte di manovre stile e consistenza. Negli anni '80, quando lo skateboard fu rimpiazzato da altri sport di tendenza (BMX, pattini a rotelle, windsurf), molti proprietari di rampe e skatepark aperti al pubblico chiusero i battenti, dato che il numero degli skaters che erano disposti a pagare per usare le strutture non era sufficiente a coprire le spese necessarie per mantenere questi (a volte enormi) spazi. Nacque così, intorno al 1982, la disciplina dello street-style, che consiste nell'usare le strutture urbane (come scalinate, panchine, etc.) per eseguire le manovre, evitando cosi’ di pagare il park (o di fare chilometri per trovarne uno). La disciplina dello street-style (o anche street) è indubbiamente quella più praticata dai ragazzi in tutto il mondo, soprattutto perché praticabile quasi ovunque ma anche perché evita di doversi impegnare nella costruzione di strutture. I due pro americani che hanno contribuito maggiormente alla nascita e allo sviluppo dello street sono sicuramente Natas Kaupas e Mark Gonzales. Tra l'87 e l'88 il fenomeno skate riesplode come una vera e propria "moda" in California (nell'89-‘90 in Italia). Questa volta lo skateboard viene caratterizzato da tecniche riprese da ogni periodo dello skateboarding. Lo street-style domina sempre, ma la tecnica ibrida inventata dai ragazzi comprende manovre riprese dallo skateboard vert, che, anche se un po' trascurato, vive una seconda giovinezza. In questo periodo si costruiscono le prime vere e proprie minirampe, rampe di altezza intermedia che favoriscono sia l'apprendimento che l'ibridazione tra la tecnica dello street e quella dello skateboarding vert. Nascono anche i video di skateboard, documentari molto essenziali con gli esercizi più difficili eseguiti dai migliori pro, non hanno ancora una vera e propria distribuzione ma girano di mano in mano tra gli appassionati sotto forma di VHS.
SURF
Non si sa con certezza quando i Polinesiani iniziarono a praticare questo sport, ma alcuni canti Hawaiiani risalenti al quindicesimo secolo trattano di surf e dimostrano che già allora si tenevano perfino delle competizioni, durante le quali si sfidavano Re e capi di alto rango sociale. Le scommesse erano un forte incentivo per la pratica dello sport e quando le onde raggiungevano dimensioni impressionanti le scommesse riguardavano perfino proprietà personali e veniva messo in gioco orgoglio ed onore dei partecipanti. Il primo Europeo che osservò e descrisse questo sport fu James Cook, che nel dicembre 1777 vide un indigeno di Tahiti farsi trasportare da un’onda su una canoa; nel suo diario di bordo Cook scrisse: "Mentre osservavo quell'indigeno penetrare su una piccola canoa le lunghe onde a largo di Matavai Point, non potevo fare a meno di concludere che quell'uomo provasse la più sublime delle emozioni nel sentirsi trascinare con tale velocità dal mare". L'anno successivo, approdando ad Hawaii, Cook vide finalmente degli uomini scivolare sull'acqua in piedi su lunghissime tavole di Koa lunghe cinque metri e mezzo e pesanti settanta chili. Gli Ali'i (i Re hawaiiani) sostenevano di essere i più abili e competenti nella pratica del surf, che stabiliva una sorta di privilegio nelle antiche Hawaii perché fortemente riservato a loro. Le persone comuni che surfavano godevano di speciali privilegi nelle cerchie reali e guadagnavano lo status di "capi" in base alla loro abilità e resistenza fisica. Il surf serviva come addestramento agli Ali’i per mantenere la forma fisica richiesta per la loro posizione sociale. I Re avevano shapers e spiagge personali in cui surfavano soltanto con altri della stessa classe sociale e nessuno osava entrare in acqua con loro. La costruzione delle tavole veniva sempre accompagnata da una certa cerimonialità: dopo aver scelto l'albero giusto, ad esempio, prima del taglio veniva offerto alla terra un pesce in segno di riconoscimento, quindi il tronco veniva accuratamente liberato dei rami e sagomato con il solo aiuto di strumenti naturali fatti di pietra e ossa. Il tronco veniva successivamente trasportato nel riparo dove venivano custodite le canoe, dove avveniva il vero e proprio lavoro di sagomatura e finitura della tavola. In questa fase venivano usati il corallo che si trovava sulle spiagge ed una pietra ruvida chiamata 'oahi, grazie ai quali le superfici delle tavole venivano perfettamente levigate. La finitura avveniva spalmando la tavola con la stessa sostanza scura con cui venivano laccate le canoe, fatta con la cenere, il succo di una pianta grassa, il succo della parte interna di una radice e il succo dei germogli di banano. Uno strato di olio tratto dalle noci di kukui dava alla fine una perfetta impermeabilità alla tavola. L’importanza dello spirito del surf subì un certo declino durante il diciannovesimo secolo, in parte perché i missionari cristiani ne scoraggiarono la pratica ritenendolo una distrazione nociva, in parte perchè alle Hawaii nel 1819 - contemporaneamente alla fine del sistema sociale Kapu - venne interrotto il Makahiki, una festa annuale della durata di 3 mesi (da metà ottobre a metà gennaio) dove all'arrivo delle grandi onde invernali gli hawaiiani fermavano ogni lavoro ed altra attività ed iniziavano a vivere un periodo di grande festa con musica, danze, canti e tornei di tutti gli sport hawaiiani incluso il surf. Oggi questa festa viene ricordata con la celebrazione della "settimana Aloha". Tale declino fu determinato inoltre dalle restrizioni della nuova religione, dalla stessa attrazione degli hawaiiani per le nuove culture con cui entravano in contatto, dal sempre minor tempo libero dovuto ai nuovi sistemi lavorativi, ma soprattutto dall'arrivo, con i colonizzatori, di malattie prima sconosciute sulle isole ed alle quali gli indigeni non erano preparati, che decimarono la popolazione. Verso la fine del diciannovesimo secolo il surf ebbe una leggera e breve ripresa durante il regno del Re Kalakaua (1874-1891), il quale si battè per recuperare tutto ciò che caratterizzava l'antica cultura hawaiiana, incoraggiandone ogni forma d'espressione quali la danza hula, i canti e tutti gli sport. A questo periodo, precisamente al 1885, risale il "battesimo" del surf sulla costa americana, dove alcuni Hawaiiani che frequentavano una scuola militare a San Mateo, in California, si costruirono delle tavole di sequoia e surfarono le onde alla foce del fiume San Lorenzo davanti ad un pubblico meravigliato ed affascinato dalla loro abilità, che fece scoccare la passione per questo sport anche sul continente. All’inizio del ventesimo secolo il punto d’incontro per la poca gente che ancora praticava il surf era la zona di Waikiki, sull’isola di Oahu, dove un gruppo di americani aveva fondato l’Outrigger Canoe and Surfing Club ed un gruppo di surfisti Hawaiiani, tra cui Duke Kahanamoku, aveva fondato l’Hui Nalu Surfing Club. Allora l’unico hotel esistente a Waikiki era il Moana Surfrider, immerso nel verde delle palme e dei banani.Alla fine degli anni venti le Hawaii iniziarono ad essere frequentate dai pochi turisti che potevano permettersi il viaggio. In quel periodo Rabbit Kekay segnò un passo storico per il surf, inventando un nuovo stile chiamato "hot dogging": dopo aver imparato su pesantissime tavole di legno lunghe cinque metri, iniziò ad usare tavole di koa lunghe poco meno di due metri, simmetriche in nose e tail, con un profondo vee nella parte posteriore. Con quelle si riusciva ad effettuare manovre più strette e si poteva finalmente seguire la parete dell’onda. Osservando il suo stile, il resto dei surfisti imparò ad effettuare il bottom turn e a manovrare più agilmente anche le tavole lunghe. Negli anni trenta gente proveniente da tutte le parti del mondo si recava a Waikiki, dove i beach boys erano diventati famosi per la pratica del surf, della canoa hawaiiana a bilanciere, e la musica. Fino ad allora, per tanti secoli, gli Hawaiiani avevano conservato il surf per loro stessi e soltanto grazie all’avvento del turismo su quest’isola, il mondo poteva conoscere le meraviglie ed il fascino del surf. Con gli anni quaranta e la seconda guerra mondiale il surf subì un nuovo colpo dolente. Con l'ingresso degli Stati Uniti nella guerra le Hawaii furono sottoposte alla legge marziale e le spiagge hawaiiane furono invase da milizie e disseminate di filo spinato. Passati questi anni grigi venne l’epoca dorata del surf moderno, che gli americani ricordano come i favolosi anni cinquanta. Grazie alla prosperità del dopoguerra ed al grande passaparola effettuato dai militari che in qualche modo erano passati alle Hawaii, i surfisti invasero onde e spiagge come mai prima. La prima gara internazionale di surf a Makaha, che fu vinta da Rabbit Kekai con una tavola di balsa monopinna fatta da Matt Kivlin, si tenne nel 1956 ed è diventata una tra le manifestazioni internazionali di surf più importanti del mondo. Gran parte dei criteri e delle tecniche di gara del longboard moderno trae origine proprio da questo famoso evento. L'arte del surf ebbe un fiorente periodo negli anni sessanta, quando furono prodotti decine di film sul surf. Il più famoso fu "The Endless Summer", che generò e diffuse un’immagine molto positiva di questo sport. Tra gli altri, "Blue Hawaii", con Elvis Presley, "Ride the Wild Surf", "The Golden Breed", "Gidget Goes Hawaiian", "The Fantastic Plastic Machine", "For Those Who Think Young", "Ride The Wild Surf", "The Big Surf" e molti altri. La popolarità del Surf in questo momento in tutto il mondo era in continua espansione, così come la risonanza che avevano i surf contest. La prima rivista stampata di surf, "Surfing Magazine", fu fondata proprio nel 1960. Camicette hawaiiane e gruppi musicali surf (come Beach Boys, Surfaris, Ventures, ecc.) erano molto popolari e ad Huntington Beach, California, fu svolto il primo surf contest della storia degli Stati Uniti e finalmente, durante gli anni settanta, il surf veniva considerato oltre che uno sport, uno stile di vita. Oggi il surf è praticato in oltre 500 paesi del mondo e da persone di ogni età, da uomini e donne. Il surf è lo sport che ha sparso gente nei mari e negli oceani di tutto il mondo durante i secoli perché nessuna sensazione può essere paragonata a quella che si prova scivolando sull’acqua spinti solo dal movimento di una lunga parete liquida.


 

 

1 Comments:

At 4/4/06 20:47, Blogger vitta said...

capisco che essendo un argomento riguardante la verifica è importante, ma dovevi occupare tutto quello spazio??
mah...

 

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