mercoledì, maggio 31, 2006

Il Parlamento

Non c'era nessun motivo per scrivere sul blog una poesia di Carducci. Però l'ho fatto. Ritengo infatti alquanto indecente il fatto che la nostra antologia riporti d'Annunzio e non Carducci.
Mi piacerebbe che la commentaste, per sapere i vostri gusti in fatto di poesia...
Giosuè Carducci
IL PARLAMENTO
I.
Sta Federico imperatore in Como.
Ed ecco un messaggero entra in Milano
Da Porta Nova a briglie abbandonate.
«Popolo di Milano,» ei passa e chiede,
5 «Fatemi scorta al console Gherardo.»
Il consolo era in mezzo de la piazza,
E il messagger piegato in su l'arcione
Parlò brevi parole e spronò via.
Allor fe' cenno il console Gherardo,
10 E squillaron le trombe a parlamento.

II.
Squillarono le trombe a parlamento:
Ché non anche risurto era il palagio
Su' gran pilastri, né l'arengo v'era,
Né torre v'era, né a la torre in cima
15 La campana. Fra i ruderi che neri
Verdeggiavan di spine, fra le basse
Case di legno, ne la breve piazza
I milanesi tenner parlamento
Al sol di maggio. Da finestre e porte
20 Le donne riguardavano e i fanciulli.

III.
«Signori milanesi,» il consol dice,
«La primavera in fior mena tedeschi
Pur come d'uso. Fanno pasqua i lurchi
Ne le lor tane, e poi calano a valle.
25 Per l'Engadina due scomunicati
Arcivescovi trassero lo sforzo.
Trasse la bionda imperatrice al sire
Il cuor fido e un esercito novello.
Como è co' i forti, e abbandonò la lega.»
30 Il popol grida: «L'esterminio a Como.»

IV.
«Signori milanesi,» il consol dice,
«L'imperator, fatto lo stuolo in Como,
Move l'oste a raggiungere il marchese
Di Monferrato ed i pavesi. Quale
35 Volete, milanesi? od aspettare
Da l'argin novo riguardando in arme,
O mandar messi a Cesare, o affrontare
A lancia e spada il Barbarossa in campo?»
«A lancia e spada,» tona il parlamento,
40 «A lancia e spada, il Barbarossa, in campo.»

V.
Or si fa innanzi Alberto di Giussano.
Di ben tutta la spalla egli soverchia
Gli accolti in piedi al console d'intorno.
Ne la gran possa de la sua persona.
45 Torreggia in mezzo al parlamento: ha in mano
La barbuta: la bruna capelliera
Il lato collo e l'ampie spalle inonda.
Batte il sol ne la chiara onesta faccia,
Ne le chiome e ne gli occhi risfavilla.
50 È la sua voce come tuon di maggio.

VI.
«Milanesi, fratelli, popol mio!
Vi sovvien» dice Alberto di Giussano
«Calen di marzo? I consoli sparuti
Cavalcarono a Lodi, e con le spade
55 Nude in mano gli giurâr l'obedïenza.
Cavalcammo trecento al quarto giorno,
Ed a i piedi, baciando, gli ponemmo
I nostri belli trentasei stendardi.
Mastro Guitelmo gli offerí le chiavi
60 Di Milano affamata. E non fu nulla.»

VII.
«Vi sovvien» dice Alberto di Giussano
«Il dí sesto di marzo? Ai piedi ei volle
Tutti i fanti ed il popolo e le insegne.
Gli abitanti venian de le tre porte,
65 Il carroccio venía parato a guerra;
Gran tratta poi di popolo, e le croci
Teneano in mano. Innanzi a lui le trombe
Del carroccio mandâr gli ultimi squilli,
Innanzi a lui l'antenna del carroccio
70 Inchinò il gonfalone. Ei toccò i lembi.»

VIII.
«Vi sovvien?» dice Alberto di Giussano:
«Vestiti i sacchi de la penitenza,
Co' piedi scalzi, con le corde al collo,
Sparsi i capi di cenere, nel fango
75 C'inginocchiammo, e tendevam le braccia,
E chiamavam misericordia. Tutti
Lacrimavan, signori e cavalieri,
A lui d'intorno. Ei, dritto, in piedi, presso
Lo scudo imperïal, ci riguardava.
80 Muto, col suo dïamantino sguardo.»

IX.
«Vi sovvien,» dice Alberto di Giussano,
«Che tornando a l'obbrobrio la dimane
Scorgemmo da la via l'imperatrice
Da i cancelli a guardarci? E pe' i cancelli
85 Noi gittammo le croci a lei gridando
- O bionda, o bella imperatrice, o fida,
O pia, mercé, mercé di nostre donne! -
Ella trassesi indietro. Egli c'impose
Porte e muro atterrar de le due cinte
90 Tanto ch'ei con schierata oste passasse.»

X.
«Vi sovvien?» dice Alberto di Giussano:
«Nove giorni aspettammo; e si partiro
L'arcivescovo i conti e i valvassori.
Venne al decimo il bando - Uscite, o tristi,
95 Con le donne co i figli e con le robe:
Otto giorni vi dà l'imperatore -.
E noi corremmo urlando a Sant'Ambrogio,
Ci abbracciammo a gli altari ed a i sepolcri.
Via da la chiesa, con le donne e i figli,
100 Via ci cacciaron come can tignosi.»

XI.
«Vi sovvien» dice Alberto di Giussano
«La domenica triste de gli ulivi?
Ahi passïon di Cristo e di Milano!
Da i quattro Corpi santi ad una ad una
105 Crosciar vedemmo le trecento torri
De la cerchia; ed al fin per la ruina
Polverosa ci apparvero le case
Spezzate, smozzicate, sgretolate:
Parean file di scheltri in cimitero.
110 Di sotto, l'ossa ardean de' nostri morti.»

XII.
Cosí dicendo Alberto di Giussano
Con tutt'e due le man copriasi gli occhi,
E singhiozzava: in mezzo al parlamento
Singhiozzava e piangea come un fanciullo.
115 Ed allora per tutto il parlamento
Trascorse quasi un fremito di belve.
Da le porte le donne e da i veroni,
Pallide, scarmigliate, con le braccia
Tese e gli occhi sbarrati al parlamento,
120 Urlavano - Uccidete il Barbarossa -.

XIII.
«Or ecco,» dice Alberto di Giussano,
«Ecco, io non piango piú. Venne il dí nostro,
O milanesi, e vincere bisogna.
Ecco: io m'asciugo gli occhi, e a te guardando,
125 O bel sole di Dio, fo sacramento:
Diman la sera i nostri morti avranno
Una dolce novella in purgatorio:
E la rechi pur io!» Ma il popol dice:
«Fia meglio i messi imperïali.» Il sole
130 Ridea calando dietro il Resegone

 

 

martedì, maggio 30, 2006

Decolonizzazione del Sud America

Buon divertimento...

La decolonizzazione in America Latina
Nel 1810, dopo la conquista napoleonica della Spagna, il Venezuela, la Nuova Granada, i paesi della Plata e il Messico si proclamano indipendenti. Quando però Ferdinando VII viene restaurato, il governo di Madrid riesce a riconquistare tutti i territori ribelli, a eccezione dell’Argentina. Per le colonie dilaga allora una nuova ondata del movimento di liberazione, guidata dai grandi libertadores, come Simón Bolívar e José de San Martín.
Inghilterra e Stati Uniti, i cui commerci con il Sud America sono in pieno sviluppo, sostengono i rivoltosi e, anzi, il quinto presidente degli Stati Uniti, James Monroe (1758-1831) dichiara nel 1823 che il suo paese intende opporsi a ogni tentativo esterno di interferire negli affari del continente americano (“dottrina di Monroe”).
Nel 1824 gli Spagnoli subiscono la disfatta decisiva ad Ayacucho, dopo di che la guerra si spenge gradatamente con la dissoluzione del grande impero creato, tre secoli prima, dai conquistadores.

Simon Bolivar, generale e uomo politico sudamericano (Caracas 1783 - Santa Marta, Colombia, 1830). Discendente di una ricca famiglia basca stabilitasi nel Venezuela, fu seguace delle dottrine di Rousseau. Nel 1799 si trasferì in Spagna, per completare la sua formazione. Assistette all’incoronazione di Napoleone e a Roma fece voto sull’Aventino di dedicarsi tutto alla liberazione del suo paese. Rientrato in Venezuela nel 1807, prese parte alla cospirazione che sfociò nella insurrezione del 1810 contro la Spagna, e chiese a Londra l’appoggio dell’Inghilterra. Colonnello, poi generale in capo, dichiarò guerra a oltranza al regime coloniale.
Scatenatasi la controffensiva spagnola (1812), Bolívar invece fuggì a Cartagena. Frattanto però la vittoria di Taguanes (1813) gli aprì le porte di Caracas, dove, dopo un ingresso trionfale, gli fu attribuito il soprannome di Liberatador (Liberatore) e fu investito della dittatura. Ma gli Spagnoli ricevettero rinforzi, sicché egli dovette fuggire nella Giamaica e quindi ad Haiti (1815). Organizzato un nuovo esercito, nel dicembre 1816 sbarcò in Venezuela, a Barcelona. Unendo i suoi sforzi a quelli del generale Páez, aiutato da volontari francesi e inglesi, sconfisse le truppe spagnole una dopo l’altra e proclamò per la seconda volta l’indipendenza della Repubblica venezuelana, di cui si fece eleggere presidente. Passò allora audacemente le Ande, annientò gli Spagnoli a Boyacá e tre giorni dopo entrò a Bogotá (capitale della Colombia). Il Panama resta legato a Bogotà dopo l’indipendenza. Egli poté così riunire in una confederazione, sotto il nome di Gran Colombia, i territori della Nuova Granata e del Venezuela, ai quali poi nel 1822, grazie alle vittorie del suo luogotenente Sucre, si sarebbe aggiunto l’Ecuador. Respinta la richiesta d’armistizio avanzata dallo spagnolo Morillo, Bolívar riprese la guerra e, dopo la vittoria di Carabobo, entrò a Caracas.Nel 1822 conquistò il Perù, che era stato in parte liberato dalla Spagna dal generale argentino José de San Martín nel luglio 1821. Sucre distrusse il resto delle forze spagnole ad Ayacucho. Bolívar pensò allora di riunire in una confederazione, la Repubblica degli Stati Uniti del Sud, i tre Stati che aveva liberato, la Grande Colombia, il Perù, la Bolivia. Accusato di aspirare all’impero, fu costretto ad abbandonare il potere (1830). Sette mesi più tardi moriva, ancora giovane, estenuato e disperato per l’anarchia in cui lasciava la sua patria.


Diversa è la storia del Brasile. Dopo la caduta di Napoleone, l’erede al trono di Portogallo, Pietro IV (1798-1834), non torna in patria, ma preferisce restare in Brasile proclamandolo impero indipendente (1821) e assumendo il nome di Pietro I. Dopo aver perduto la guerra contro l’Argentina, la quale non accetta l’occupazione brasiliana dell’Uruguay (1817-1828), Pietro I abdica in favore del figlio, Pietro II , sovrano intelligente e liberale, che favorisce la colonizzazione dell’entroterra per la coltivazione ed esportazione di caffè e gomma. Ma il suo proclama per la liberazione degli schiavi (1888) determina la sollevazione dei piantatori, che proclamano la Repubblica degli Stati Uniti del Brasile (1889).
Si autoproclama imperatore anche Jean Jacques Dessalines (1804), che rende Haiti indipendente dalla Francia e la governa fino alla proclamazione della repubblica (1806) e alla riconquista spagnola della parte orientale dell’isola. La Repubblica Dominicana si rende poi indipendente (1821), ma è occupata dagli Haitiani per lungo tempo (1822-1844), fino a ottenere nuovamente l’autonomia con l’appoggio della Spagna (1844) e a cadere sempre più sotto l’influsso degli USA.

http://www.storiafilosofia.it/storia/decolonizzazione.php

 

 

lunedì, maggio 29, 2006

L' immigrazione messicana

Il Messico venne colonizzato nel 1520 dal governatore spagnolo Cortès. Subito gli indigeni che abitavano queste zone vennero sterminati e presero il loro posto i coloni spagnoli. Mantennero la loro supremazia i bianchi fino al 1810 anno delle prime insurrezioni, nel 1821 il Messico divenne indipendente. Prese il potere l' imperatore Agustìn,ma presto abbandonò questa carica; durante i trenta anni che seguirono si successero sei regimi diversi che provocarono un gravissimo deficit finanziario. Esso venne aumentato anche dalla successiva trentennale dittatura di Porfido Diaz che inoltre contribuì all' aumento dei debiti messicani nei confronti dell' Europa. Il dittatore lasciò il potere nel 1911 . Nel 1917 venne scritta la prima costituzione messicana. Il paese era poverissimo e per questo motivo, all' inizio dell' 900, i Messicani cominciarono a spostarsi verso i ricchi USA, questo fenomeno di immigrazione continua tutt' oggi. Questa popolazione, guidata da criminali che recitano la parte di guide, attraversa le estesissime frontiere e dopo viaggi terribili è costretta ad accettare lavori il più delle volte in nero. La percentule maggiore di immigrati si trova in California, su un totale di 12 milioni di immigrati in tutti gli USA. A causa della scarsità di informazione i Messicani non conoscono i propri diritti e molte volte vengono sfruttati, inoltre gli incidenti di lavoro si verificano più spesso tra i lavoratori messicani.
Il 17 Maggio 2006 il presidente Bush ha preso nuove precauzioni riguardo a questo argomento:
- aumento di soldati ai confini fino a 3000 uomini
- donazione di posti di lavoro di breve durata, al termine del periodo lavorativo gli immigrati dovranno essere ricondotti in Messico
- regolazione delle entrate

 

 

venerdì, maggio 26, 2006

Panama

L' approfondimento mio e di Daniela.Canale di PanamáIl Canale di Panamá è un canale artificiale che attraversa l'istmo di Panamá.Il canale unisce l'Oceano Atlantico a quello Pacifico. La sua lunghezza è di 81,1 km (compresi i prolungamenti in mare), ha una profondità minima di 12 m, che in alcuni punti è già stata portata a 13,7 m.La larghezza varia tra i 240 e i 300 m nel lago Gatun, mentre è di 90-150 m sulla terraferma. Il canale si percorre in 8 ore circa.L'imboccatura nel Mare delle Antille si trova nella baia di Limon, attraversa il lago di Gatun e il serbatoio di Miraflores, terminando nel Golfo di Panamá.Si tratta di un sistema di chiuse, con 6 conche, che permette alle navi di superare un dislivello di 10 m, evitando l'aggiramento del continente sudamericano.Ogni anno migliaia di navi per un tonnellaggio di decine di milioni di tonnellate attraversano il canale in entrambi i sensi, pagando un pedaggio che rappresenta la fonte principale dell'economia dello stato di Panamá.Lungo il canale corre una linea ferroviaria che collega i due porti situati all'estremità del canale: Balboa nell'Atlantico e Colón nel Pacifico. Entrambe le città sono commercialmente attive e basi di rifornimento di combustibile per le navi in entrata e in uscita.StoriaSi vagheggiava già l’idea di un canale che collegasse i due oceani ( Pacifico e Atlantico) sin dal 1520.Progettato per molti anni nel XIX secolo ma mai realizzato; nel 1879 fu caldeggiato dal Congresso Internazionale di Parigi ed ebbe tra i suoi promotori Ferdinand Marie de Lesseps, già costruttore del Canale di Suez.Nel 1881 fondò una società per raccogliere fondi e iniziò i lavori secondo un progetto molto complesso che non prevedeva l'impiego di chiuse; il suo tentativo fallì per gli ostacoli di natura tecnica e finanziaria. Nel 1885 fu sostituito da Gustave Eiffel e la società fallì nel 1889. Un secondo tentativo iniziato nel 1902 si concluse con un altro fallimento nel 1902.Nel 1903 intervennero gli Stati Uniti d'America che, in cambio dell'appoggio dato all'indipendenza del Panamá, ottennero l'affitto perpetuo della Zona del Canale e l'autorizzazione ad iniziare i lavori.I lavori iniziarono nel 1907, intrapresi dal genio militare statunitense, e si conclusero il 3 agosto 1914, seguendo i progetti del colonnello Gothal, inventore del sistema di chiuse, su cui il canale si basa.L'inaugurazione ufficiale fu però rinviata al 1920, a causa dell'insorgere della prima guerra mondiale.La sua condizione giuridica era regolata da tre accordi:il Trattato Hay-Pauncefote (1901)il Trattato Hay-Bunau Varilla (1903)e un trattato del 1977 che prevedeva il termine dell'affitto entro l'anno 2000.Nell'aprile 2006 si è concluso lo studio per un ampliamento del canale durato cinque anni. L'ampliamento verrà eseguito solo dopo un referendum popolare avrà dato esito positivo. Il presidente Martín Torrijos ha annunciato che si terrà tra agosto e settembre del 2006.Repubblica di PanamàEconomiaLa principale fonte di reddito del paese è strettamente legata alle attività che si svolgono sul canale di Panamá, amministrato congiuntamente agli Stati Uniti fino al 31 dicembre 1999, quando tornò sotto la piena autorità panamense. Le scelte effettuate in campo economico dai governi panamensi, avallate in parte dagli Stati Uniti, hanno consentito al paese di divenire una delle principali piazze finanziarie internazionali, grazie soprattutto alla quasi totale mancanza di controlli sui movimenti di valuta straniera e sulla costituzione di imprese commerciali (zona franca di Colón) oltre alle consistenti agevolazioni fiscali. La medesima mancanza di controlli ha favorito inoltre la formazione di una delle più grandi flotte mercantili al mondo; la maggior parte delle navi battenti bandiera panamense sono in realtà imbarcazioni straniere intenzionate a eludere i controlli internazionali.Malgrado l’imponente volume d’affari sviluppato, Panamá rimane di fatto un paese in cui la distribuzione della ricchezza è del tutto disomogenea. Nonostante il 63% (2002) della forza lavoro sia assorbita dal terziario, il livello di disoccupazione e sotto-occupazione è assai elevato. Il prodotto interno lordo era nel 2003 di 12.888 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 4.320 dollari.Ordinamento dello statoIn base alla Costituzione del 1972, sottoposta a revisione nel 1983, Panamá è una repubblica presidenziale unicamerale in cui il presidente, eletto a suffragio universale ogni cinque anni, è affiancato nell’esercizio del potere esecutivo da due vicepresidenti e da un Consiglio dei ministri. Il potere legislativo spetta invece all’Assemblea legislativa, un organismo unicamerale composto da 78 membri eletti ogni cinque anni a suffragio popolare.Le sei province e gli otto distretti dello stato sono amministrati da un governatore di nomina presidenziale; i sindaci e consiglieri distrettuali sono eletti ogni quattro anni. Per quanto riguarda il sistema giudiziario esso prevede, oltre alle alte corti e ai tribunali circondariali e municipali, una Corte suprema costituita da nove giudici nominati ogni dieci anni.Nella vita politica del paese, caratterizzata da una profonda instabilità, hanno tuttora un importante ruolo le forze armate. Le principali forze politiche sono il Partito rivoluzionario democratico (PRD; populisti), il Partito arnulfista (conservatori), il Partito della solidarietà.StoriaEsplorato e colonizzato dagli spagnoli fra il 1501 e il 1512, costituì la base per l'espansione nell'America centrale. Più volte saccheggiato dai corsari nella guerra tra Spagna e Inghilterra, il paese perse parte della sua importanza passando sotto il governo della Colombia (1739). Rimase unito alla Colombia fino al 1903, divenendo indipendente con l'aiuto degli Stati Uniti d'America, interessati alla costruzione del Canale di Panamá. La storia nazionale fu turbata da conflitti di frontiera con i paesi limitrofi, particolarmente con il Costa Rica, e dai continui interventi statunitensi nella politica interna, che portarono al trattato del 1936 in cui gli USA rinunciarono ad interferire negli interessi nazionali panamensi ed accettarono un aumento dell'affitto del Canale. Un continuo succedersi di colpi di stato portò ad una situazione instabile (nel 1968 un colpo di stato militare sospese la costituzione). Dal 1968 al 1981 il governo fu agli ordini del colonnello Herrera. Nel 1979 la sovranità sulla Zona del Canale di Panamá ritorna ai panamensi. Nel 1989 il generale Noriega annullò le elezioni, rimanendo al potere, sebbene accusato di traffico di droga. Gli USA invasero il paese; alla presidenza Guillermo Endera. Le elezioni del 1994 vengono vinte dal partito PRD di Ernesto Balladares. La presidenza della repubblica viene assunta da Moscoso del partito PA (1999), il 31 dicembre dello stesso anno scade il contratto d'affitto sul Canale di Panamá a favore degli USA.GeografiaMorfologiaL'interno è montuoso, nella parte occidentale si trova la Cordillera do Chiriquí (Monte Chiriquí, 3.480 m) e quella di Veraguas, che si abbassano nella parte centrale in una profonda depressione ricca di laghi, utilizzati nella costruzione del canale.A est si snoda la Cordillera de San Blas e la Serranía del Darién. Il Panamá ha coste frastagliate con ampi golfi (nel Mare delle Antille: Golfo di Mosquitos, Darién; nell'Oceano Pacifico: Golfo di Chiriqui e di Panamá). Nella parte centrale è attraversata dal Canale di Panamá. Il territorio panamense sorge su una piattaforma continentale poco profonda, particolarmente estesa sotto le acque del Pacifico, soprattutto in corrispondenza del Golfo di Panamá.Durante la fase di emersione, sulla fine del Cenozoico, l'area emersa era molto più ampia e costituita da potenti serie di rocce sedimentarie mesozoiche e cenozoiche, poggianti su un basamento di rocce cristalline e metamorfiche antiche, e interessate da un'intensa attività vulcanica.Alcuni edifici vulcanici sono attivi ancora oggi, come il Barú e Chiriquí (3.475 m), la cima più elevata dello stato. Durante il Pliocene la regione ha risentito di intensi movimenti epirogenetici, l'ultimo dei quali, avvenuto nel Pleistocene, ha dato la conformazione attuale: l'abbassamento di circa 200 m della parte meridionale della piattaforma istmica ha comportato una notevole ingressione marina, dando luogo al Golfo di Panamá e alla sommersione di un allineamento vulcanico, i cui ultimi lembi emersi sono rappresentati dalla penisola di Azuero (Cerro Canajagua), dall'arcipelago de Las Perlas e dalla Serrania del Sapo.RilieviL'ossatura occidentale è data dalla Cordigliera de Veraguas (prosecuzione della costaricense Cordigliera di Talamanca) e dalla Serrania del Tabasará, con cime che superano i 2.500 m (Cerro Santiago 2.826 m), che insieme formano un unico allineamento montuoso, la Cordigliera Centrale.Gli edifici vulcanici sono quasi tutti intaccati dall'erosione. I fianchi del Chiriquí sono incisi dai barranchi e si aprono su vasti pianori che digradano a terrazze, il più vasto dei quali è il David, che affaccia sul Golfo di Chiriquí.Verso nord la Cordigliera lascia poco spazio alla cimosa costiera, mentre a sud, tra la Cordigliera e la penisola di Azuero, si estende un corridoio di terre basse, rivestito da foreste.Oltre la penisola di Azuero, la Cordigliera va spegnendosi verso la zona depressionaria del canale. La sezione orientale è molto meno elevata, con un arco montuoso che corre prevalentemente a ridosso della costa caraibica, formato dalla Cordillera de San Blas e dalla Serrania del Darién; le cime non superano i 1.000, salvo nella parte più orientale, al confine con la Colombia (Cerro Tacarcuna 1875 m).CosteLa costa del Pacifico è molto articolata, ricca di isole, con uno sviluppo di 1.600 km circa.Il solo arcipelago de Las Perlas è composto da 39 isole maggiori e 144 isolotti: la più estesa è l'isola del Rey (o San Miguel), vasta 32 km².Numerosi banchi ed isolotti affiorano durante la bassa marea, visto che le ampiezze di marea lungo la costa pacifica sono rilevanti (oscillano tra i 5 e i 6 m), intensa è quindi anche l'erosione sulla costa. La costa caraibica è più uniforme, con uno sviluppo di circa 1.200 km.Diverse isole rinserrano la laguna di Chiriquí, all'estremità occidentale, numerosi piccoli arcipelaghi di origine corallina fronteggiano la costa di San Blas.ClimaIl clima del paese è essenzialmente equatoriale; sulle fasce costiere le temperature medie annue oscillano tra i 23 °C e i 27 °C, mentre nell’interno scendono fino ai 17 °C. Le precipitazioni, concentrate nella stagione compresa tra aprile e dicembre, raggiungono una media di circa 2.900 mm sulla costa caraibica, e si attestano invece intorno ai 1.650 mm lungo il litorale del Pacifico.RisorseProduzione di energia elettrica: 957.000 kw.Pesca: 181.781 tonnellate.Petrolio: non produttore, raffinazione 100.000 b/g.Allevamento: bovini 1,4 milioni, suini 245.000, cavalli 165.000.Minerali: rame, carbone, oro, argento, manganese, sale, argilla. Agricoltura Il Panamá è essenzialmente agricolo, anche se il numero degli addetti è in rapida diminuzione e l'arativo corrisponde solo al 7,5% del territorio nazionale; i prodotti principali sono: mais, riso, manioca, patate, patate dolci, pomodori, cacao, caffè, canna da zucchero, tabacco, banane, agrumi (soprattutto arance). La foresta tropicale produce legnami pregiati: mogano, caucciù. Allevamento L'allevamento è in via di sviluppo: bovini, suini, equini, caprini, animali da cortile. Pesca Importante anche la pesca, sia costiera che d'alto mare. Prodotto d'esportazione sono i gamberi e le aragoste. Porti pescherecci sono: Pedregal, Pueblo Nuevo, Chimán. Praticata la raccolta delle perle nel Golfo di Panamá e nel Golfo di Chiriquí Risorse minerarie Pur non mancando, le risorse minerarie sono scarsamente sfruttate. Queste sono rappresentate da: zolfo, bauxite, carbone, rame. Industria L'industria è poco sviluppata: birrifici, zuccherifici, oleifici, saponifici, calzaturifici, distillerie, cementifici, tabacchifici, industrie alimentari. Importanti per il paese le attività derivanti dal traffico commerciale nel Canale.

 

 

venerdì, maggio 19, 2006

Il Codice Da Vinci

In sintesi:Un professore americano di Harvard, Robert Langdon, è chiamato a collaborare con la polizia francese, a Parigi, per risolvere il caso di un misterioso assassinio commesso all'interno del Louvre. Inseguito da un implacabile ispettore della polizia francese e da alcuni personaggi legati ad un misterioso 'Maestro', Langdon, con l'aiuto di una crittologa francese, deve riuscire a interpretare una serie di indizi lasciati dall'ucciso attraverso i quadri di Leonardo da Vinci. Le indagini porteranno alla luce le tracce per svelare un incredibile mistero, protetto per secoli da una setta segreta, che potrebbe sconvolgere e minare i fondamenti della religione cristiana...
Best-seller mondiale Il Codice Da Vinci ha affascinato quasi tutti i lettori del mondo chi piu` chi meno e come romanzo e` avvincente, di una lettura scorrevole.
Tanta ma tanta critica sia sul libro che sul film uscito al cinema oggi. Alcuni credono che l'autore del romanzo Dan Brown abbia colpito una realta` troppo importante, quella della chiesa, e ha cercato di mettere in dubbio cio` di cui milioni di persone credono e messo in cattiva luce cio` che la chiesa ha fatto in 2000 anni di storia, mentre altri pensano che non ci sia nulla di male che Gesu si fosse sposato siccome alla fin fin era anche lui un uomo. Perche` il volto femminile fa molto paura alla chiesa e se c'e` qualche verita` nel codice si e` curiosi di conoscerla o si e` contenti con quel che si conosce?
Secondo me il libro ha destato parecchio interesse a tutti il che ha portato ad una conoscenza piu` vasta degli argomenti e non si puo` mettere in discussione la propria religione a causa di 1 solo libro. Io l'ho letto un po' di tempo fa e a dire il vero mi ha affascinato molto ma non oltre il limite cioe` non e` detto che qualche cosa di vero non ci sia nel libro pero` io mi attengo a quello che mi e` stato insegnato e so e ribadisco che la fede e` in ognuno di noi e non e` da mettere in discussione per 1 libro che tratta di una cosa cosi apparentemente fragile di ognuno di noi. Il libro come scritto nella prefazione e` di pura fantasia e dovrebbe essere considerato e valutato come narrazione. Tutta la discussione e la polemica in atto oggi non e` altro che una dimostrazione di interesse e anche il tentativo di nascondere qualcosa che potrebbe dare adito ad alcune delle tanti voci che ormai girano...

 

 

martedì, maggio 16, 2006

sonetto su torino

ho pensato che sia giusto che ogni tanto ridiate anche voi a crepapelle e quindi ho pensato di farvi leggere il mio sonetto che dovrebbe essere un compito x venerdi o lunedi...non mi ricordo.


metro:sonetto ABBA ABBA CDC DCD

Se pensate che le sue ricchezze non siano sfruttate,
A questa città di mille sapori,
Con luoghi accesi da ancor piu colori,
A lei allora, la magica Torino, mirate.

Nel parco del Valentino in estate,
Coglier potrete essenze e profumi di fiori,
Quando pian piano si avvicinano gli altrui cuori
Per facilitar tante persone innamorate.

Molte altre incredibili attrazioni
Stimoleranno i vostri occhi che verranno incantati
Da questa città che ora vanta molte innovazioni.

I vostri sensi verranno attirati
Dalle specialità di tutte le regioni
E i piaceri ne saranno immediati.

beh, ragazzi, fatevi due risate...
buona fine scuola a tutti: resistete!! mancano esattamente 17 giorni scolastici!

smack a tutti

baci vitta Vbeta

 

 

LA CASA IN COLLINA

Immersa tra la natura
a seconda della stagione
diviene chiara o scura
dall'alto osserva la città,
la scruta,ma resta sempre là
perchè lei fa parte di un'altra realtà.
Il silenzio della natura,
a volte si sente un uccellin cantar
a volte si vede un bimbo giocar
ma la sera si può aver paura.
Una macchia verde
da lontano si può vedere,
di sera illuminata solo dalle stelle,
la casa in collina.

 

 

mercoledì, maggio 10, 2006

per non sbagliare MAI!

Interrogazioni di

Storia:
Dal IV secolo a... dove siamo arrivati

Geografia:
America centrale e sud, parte fisica (guardate bene le cartine fisiche…)
Il proprio approfondimento
Gli Stati e le loro capitali

Italiano:

8 libri a scelta
Svevo, La coscienza di Zeno
Voltaire, Candido
Il romanzo di maggio: Richardson, Scott, Fielding oppure i Malavoglia…
Queneau

I brani di romanzo fatti finora
Le poesie (testi e analisi con figure metriche e retoriche) lette finora

 

 

Per favore esprimetevi tutti…

Purtroppo il blog non si può organizzare meglio, ma si può pensare di trasferire su una pagina scaricabile che linkiamo a destra del blog , gli approfondimenti, gli appunti…etc etc
Come è possibile linkare il sito del 24 marzo che sarà una vetrina.

Rispetto all’allargamento degli utenti, che ne pensate? Mi pare che la delta abbia detto tendenzialmente sì…

 

 

lunedì, maggio 08, 2006

sito del 24 marzo!!!

RAGAZZI abbiamo finito il sito, è venuto veramente bene!!!!
andate a visitarlo e lasciate un commento sul GUESTBOOK.......
un bacio fra e anna.....
http://venti4marzo.altervista.org

 

 

mercoledì, maggio 03, 2006

Boys Don't Cry

Qualche notte fa (maledetta insonnia) praticando l'antichissima arte dello zapping mi è capitato di imbattermi, su Sky, in 'Boys Don't Cry'. Pellicola fredda, crudele, cruda e maleddettamente reale non ha potuto non affascinarmi.
Avevo avuto l'occasione di vedere questo film nel 2001 ma, probabilmente, troppo giovane ed inesperta per comprenderlo a fondo, l'avevo accantonato.
Vi posto la trama scippata infidamente da FilmUp perchè alle 23.48 non saprei davvero fare di meglio:

''Dal centro dell'America affiora una doppia vita singolare, un complicato triangolo amoroso ed un crimine che rischiano di mandare in frantumi il cuore della nazione. A Falls City nel Nebraska, Brandon Teena (Hilary Swank) è un giovane appena arrivato per costruire lì il suo futuro, conquistando gli abitanti della comunità. La maggior parte delle donne sono attratte da questo ragazzo che però nasconde un clamoroso segreto: non è infatti la persona che la gente pensa lui sia. Il giovane era infatti scappato dalla sua città natale, Lincoln, in preda ad una crisi esistenziale, ed in realtà Brandon Teena non è altro che una ragazza, Teena Brandon, decisa a dare una svolta in tutti i sensi alla sua mediocre vita. Il destino di Brandon cominciò a cambiare appena riuscì a conquistare il cuore di Lana Tisdel (Chloe Sevigny) che trovava nel ragazzo quello che mai nessuno era riuscita a darle. Ma quest'amore diventerà poi la rovina di Brandon a causa di John Lotter (Peter Sarsgaard) e di Thomas Nissen (Brendan Sexton III) che porranno fine all'esistenza di Brendon Teena. Diretto dalla regista Kimberly Peirce (laureata in letteratura inglese e giapponese e con una specializzazione in cinematografia, ma alla prima esperienza in un lungometraggio), il film si basa su una storia vera avvenuta verso la fine del 1993 che suscitò grande clamore in America per la sua particolare situazione.
La regista si accorse della storia mentre lavorava sulla tesi di laurea su una donna spia della guerra civile che aveva fatto finta di essere un uomo: colpita nell'animo dalla storia di Brandon Teena, la Peirce è partita per Falls City per documentarsi sulla storia, per informarsi sulle abitudini dei giovani del luogo, per intervistare le persone che erano in contatto con Brandon tra cui la stessa Lana e per rivedere il posto in cui è stato commesso il delitto. Il tutto ha dato l'idea alla Peirce di raccontare la vita di Brandon.''

Ora, stendendo un piumone pietoso sulla capacità di quest'omino/donnina di trasmettere la magia di un film attravero le parole, ci tengo a precisare quando questo lungometraggio abbia significato per me.
Sarà stata da crudeltà di alcune scene, la bravura di Hilary Swank..non so, tutto ciò posso dirvi è che è uno di quei film che ti cambia dentro..un film che ti fa rimanere a riflettere seduto in poltrona fino alla fine dei titoli di coda, un film che fa parlare di sè non solo per lo scalpore creato, ma anche per le emozioni suscitate.

Vi lacio con una citazione in lingua originale:
Brandon: "Dear Lana, By the time you read this I'll be back home in Lincoln. I'm scared of what's ahead, but when I think of you I know I'll be able to go on. You were right, Memphis isn't that far off. I'll be taking that trip down the highway before too long. I'll be waiting for you. Love always and forever, Brandon."