mercoledì, giugno 28, 2006

Accipigna, signori!



Probabilmente l'estate mi da' alla testa, però vorrei segnalarvi un blog divertentissimo
Girava voce ultimamente che Tonio Cartonio, pilastro della nostra infanzia, fosse morto di overdose: non è assolutamente vero, è partito per una missione importantissima per conto di un boss importante (e celeste): lo affiancheranno nientepopodimeno che Mr. Art Attack Giovanni Mucciaccia e uno spasimante di Cristina D'Avena. Andate a vederlo, c'è da ridere parecchio...

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Fatto?

 

 

martedì, giugno 27, 2006

JABBERWOCKY

Una poesia molto bella da leggere ad alta voce:
JABBERWOCKY
`Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe:
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.

"Beware the Jabberwock, my son!
The jaws that bite, the claws that catch!
Beware the Jubjub bird, and shun
The frumious Bandersnatch!"

He took his vorpal sword in hand:
Long time the manxome foe he sought --
So rested he by the Tumtum tree,
And stood awhile in thought.

And, as in uffish thought he stood,
The Jabberwock, with eyes of flame,
Came whiffling through the tulgey wood,
And burbled as it came!

One, two! One, two! And through and through
The vorpal blade went snicker-snack!
He left it dead, and with its head
He went galumphing back.

"And, hast thou slain the Jabberwock?
Come to my arms, my beamish boy!
O frabjous day! Callooh! Callay!'
He chortled in his joy.

`Twas brillig, and the slithy toves
Did gyre and gimble in the wabe;
All mimsy were the borogoves,
And the mome raths outgrabe.

Lewis Carroll (da "Through the Looking-Glass and What Alice Found There", 1872)

 

 

lunedì, giugno 19, 2006

Ma grand-mère

Spero che capiate questo capolavoro (ovviamente non mio) anche se non è in italiano
Ma grand-mère
Ma grand-mère a quelque chose, que les autres femmes n'ont pas
Ma grand-mère est une rose, d'un rose qui n'existe pas
Du moins à ma connaissance, je ne vois pas,
S'immiscer l'ombre d'une chance ici-bas.
Mes plus lointains souvenirs, remontent jusque dans ses bras
Je n'ai jamais vraiment compris pourquoi elle seule était comme ça.
Lorsqu'elle me parle du passé, je vois son regard s'éclairer
Elle ne parle que des bons moments, fait main basse sur les mauvais
C'est malheureux mais quand j'y pense, je ne peux pas,
Imaginer un jour la France, sans qu'elle soit là.
Mes plus lointains souvenirs, remontent jusque dans ses bras
Je n'ai jamais vraiment compris pourquoi elle seule était comme ça.

 

 

sabato, giugno 17, 2006

Un cambiamento radicale

Ho preso infine la decisione di candidarmi per la rappresentanza d'istituto il prossimo anno, per tutti coloro che si ritengono insoddisfatti dell'operato degli attuali rappresentanti.
Quello che intendo dire è che voglio che i quartini, i liceali gli insegnanti e tutti gli studenti in generale, comprendano che le mie rivendicazioni, il mio ideale e il mio programma rappresentano i loro diritti, e che è necessario un cambiamento radicale. Una rivoluzione nel sistema di pensare ed agire.
Non vi presenterò un programma a stampo pupulistico per raccogliere facili voti, per poi non rispettare poco o nulla.
Vi presenterò invece la mia linea di pensiero unita a proposte serie.
Apertura a sopnsor come jack, bacardi, crystal nell'alfierino per poter permettere un prezzo non vergognoso, occuparsi degli sport-anche quelli minori- e dei tornei nella stagione primaverile-estiva (quest'anno a parte un miserrimo torneo di scacchi e di calcetto peraltro organizzato da altri, non s'è visto nulla; l'anno scorso io ricordo invece anche attenzione per basket, pallavolo e canottaggio), organizzare un'autogestione senza servizio d'ordine che lascia gente sbandare ubriaca e fumata per la scuola, ma nel frattempo collaborare con gli altri candidati sconfitti per ottenere risultari seri e concreti. Questi sono solo alcuni dei punti fermi dei miei ideali. Questi sono i vostri diritti e le mie rivendicazioni.
Faccio inoltre presente che mi manca un/una compagno/a per presentare la mia candidatura. Avanti, dunque, chi si trova d'accordo con me si faccia avanti, sono pronto ad aggiungere nuove idee ed a completare il programma, senza però traditre la fiducia dei compagni che credono nella mia politica.

 

 

martedì, giugno 13, 2006

Giovanni Bocaccio
Decameron
Prima Giornata.
Novella Terza
Melchisedech giudeo, con una novella di tre anella, cessa un gran pericolo dal Saladino apparecchiatogli.
Poiché, commendata da tutti la novella di Neifile, ella si tacque, come alla reina piacque, Filomena così cominciò a parlare. La novella da Neifile detta mi ritorna a memoria il dubbioso caso già avvenuto ad un giudeo. Per ciò che già e di Dio e della verità della nostra fede è assai bene stato detto, il discendere oggimai agli avvenimenti e agli atti degli uomini non si dovrà disdire; e a narrarvi quella verrò, la quale udita, forse più caute diverrete nelle risposte alle quistioni che fatte vi fossero. Voi dovete, amorose compagne, sapere che, sì come la sciocchezza spesse volte trae altrui di felice stato e mette in grandissima miseria, così il senno di grandissimi pericoli trae il savio e ponlo in grande e in sicuro riposo. E che vero sia che la sciocchezza di buono stato in miseria altrui conduca, per molti essempli si vede, li quali non fia al presente nostra cura di raccontare, avendo riguardo che tutto '1 dì mille essempli n'appaiano manifesti. Ma che il senno di consolazione sia cagione, come promisi, per una novelletta mosterrò brievemente. Il Saladino, il valore del qual fu tanto che non solamente di piccolo uomo il fe' di Babillonia soldano, ma ancora molte vittorie sopra li re saracini e cristiani gli fece avere, avendo in diverse guerre e in grandissime sue magnificenze speso tutto il suo tesoro, e, per alcuno accidente sopravvenutogli bisognandogli una buona quantità di danari, né veggendo donde così prestamente come gli bisognavano aver gli potesse, gli venne a memoria un ricco giudeo, il cui nome era Melchisedech, il quale prestava ad usura in Alessandria, e pensossi costui avere da poterlo servire quando volesse; ma sì era avaro che di sua volontà non l'avrebbe mai fatto, e forza non gli voleva fare; per che, strignendolo il bisogno, rivoltosi tutto a dover trovar modo come il giudeo il servisse, s'avvisò di fargli una forza da alcuna ragion colorata. E fattolsi chiamare e familiarmente ricevutolo, seco il fece sedere e appresso gli disse: - Valente uomo, io ho da più persone inteso che tu se' savissimo e nelle cose di Dio senti molto avanti; e per ciò io saprei volentieri da te quale delle tre leggi tu reputi la verace, o la giudaica o la saracina o la cristiana. Il giudeo, il quale veramente era savio uomo, s'avvisò troppo bene che il Saladino guardava di pigliarlo nelle parole per dovergli muovere alcuna quistione, e pensò non potere alcuna di queste tre più l'una che l'altra lodare, che il Saladino non avesse la sua intenzione. Per che, come colui al qual pareva d'aver bisogno di risposta per la quale preso non potesse essere, aguzzato lo 'ngegno, gli venne prestamente avanti quello che dir dovesse, e disse: - Signor mio, la quistione la qual voi mi fate è bella, e a volervene dire ciò che io ne sento, mi vi convien dire una novelletta, qual voi udirete. Se io non erro, io mi ricordo aver molte volte udito dire che un grande uomo e ricco fu già, il quale, intra l'altre gioie più care che nel suo tesoro avesse, era uno anello bellissimo e prezioso; al quale per lo suo valore e per la sua bellezza volendo fare onore e in perpetuo lasciarlo né suoi discendenti, ordinò che colui de' suoi figliuoli appo il quale, sì come lasciatogli da lui, fosse questo anello trovato, che colui s'intendesse essere il suo erede e dovesse da tutti gli altri essere come maggiore onorato e reverito. E colui al quale da costui fu lasciato il simigliante ordinò né suoi discendenti e così fece come fatto avea il suo predecessore; e in brieve andò questo anello di mano in mano a molti successori; e ultimamente pervenne alle mani ad uno, il quale avea tre figliuoli belli e virtuosi e molto al padre loro obedienti, per la qual cosa tutti e tre parimente gli amava. E i giovani, li quali la consuetudine dello anello sapevano, sì come vaghi d'essere ciascuno il più onorato tra' suoi ciascuno per se', come meglio sapeva, pregava il padre, il quale era già vecchio, che, quando a morte venisse, a lui quello anello lasciasse. Il valente uomo, che parimente tutti gli amava, né sapeva esso medesimo eleggere a qual più tosto lasciar lo dovesse, pensò, avendolo a ciascun promesso, di volergli tutti e tre sodisfare; e segretamente ad uno buono maestro ne fece fare due altri, li quali sì furono simiglianti al primiero, che esso medesimo che fatti gli avea fare appena conosceva qual si fosse il vero. E venendo a morte, segretamente diede il suo a ciascun de' figliuoli. Li quali, dopo la morte del padre, volendo ciascuno la eredità e l'onore occupare, e l'uno negandolo all'altro, in testimonianza di dover ciò ragionevolmente fare ciascuno produsse fuori il suo anello. E trovatisi gli anelli sì simili l'uno all'altro che qual di costoro fosse il vero non si sapeva conoscere, si rimase la quistione, qual fosse il vero erede del padre, in pendente, e ancor pende. E così vi dico, signor mio, delle tre leggi alli tre popoli date da Dio padre, delle quali la quistion proponeste: ciascuno la sua eredità, la sua vera legge e i suoi comandamenti dirittamente si crede avere e fare; ma chi se l'abbia, come degli anelli, ancora ne pende la quistione. Il Saladino conobbe costui ottimamente essere saputo uscire del laccio il quale davanti a' piedi teso gli aveva; e per ciò dispose d'aprirgli il suo bisogno e vedere se servire il volesse; e così fece, aprendogli ciò che in animo avesse avuto di fare, se così discretamente, come fatto avea, non gli avesse risposto. Il giudeo liberamente d'ogni quantità che il Saladino richiese il servì; e il Saladino poi interamente il soddisfece; e oltre a ciò gli donò grandissimi doni e sempre per suo amico l'ebbe e in grande e onorevole stato appresso di sé il mantenne.

 

 

lunedì, giugno 12, 2006

CLICCATE QUI!

Abbiamo deciso di smaccare il contenuto del nostro famoso quaderno, da tutti amato alla follia, su internet.
Il lavoro è duro, siamo agli inizi. L'indirizzo:
http://sproloquiascuola.blogspot.com/
Commenterete, veero? Perchè altrimenti miss Paperett si offende... [che poi sarei io... n.d.Simona] (taci tu! sto tenendo un comizio!)
Dicevo, chiunque voglia collaborare è ben accetto.
abbiamo già inserito un'antologia dell'Albonico :D...
Ciao ciao.
p.s. professoressa, Simona mi ha schiavizzato [Si, si, povera piccola. n.d.Simona] (zitta ho detto! Cuccia!)per scrivere l'allegato alla mail che le ha poco innanzi mandato.

 

 

domenica, giugno 11, 2006

fineeeeeeeeeee!!!

ragazzi, siamo arrivati al "the end" dell'anno... dispiaciuti?? spero tutti contenti... beh...anche quest'anno è terminato finalemente...quindi faccio buone vacanze a tutte e tutti e siccome non ci saro per gli ultimi giorni pregherei la prof.ssa giorda di essere molto MOLTO MOLTO MOLTO clemente,( e se non ci desse nessun compito sarebbe il massimo...) poiche non ci saro io x sindacalizzare... ihihih.... beh.... un bacione a tutti


....e.... buona abbronzatura!!

buone vacanze vitta

 

 

venerdì, giugno 09, 2006

Bilirubina Strikes Back!

L'abbiamo fatto di nuovo! E' stato terminato da pochissimo il video sulla gita a Verona. Se, per caso, qualcuno lo volesse, basta che mi portiate un cd lunedì e ve lo ridarò martedì. Se non avete cd non c'è problema, posso procurarmeli: in questo caso dovrete pagarmelo, ovviamente. Per una prima visione, ecco il link:
http://www.bolt.com/BilirubinaPictures/video/1245228?cn=STREAM_BilirubinaPictures_video_large_PAGE1

Andateci, ne vale la pena; anche solo per vedere i nostri formidabili gendarmi, dei quali potete vedere una foto.

 

 

mercoledì, giugno 07, 2006

Edgar Allan Poe

Posto questo perchè sono stufa di vedere solo approfondimenti di geografia.

Ultimamente ho voglia di leggere cose angosciose (chissà perchè. Sarò autolesionista. Bho...). Quindi cosa ci può essere di meglio che un sano, truce e allucinante racconto di un oscuro e cupo elemento come Poe? I suoi scritti sono capaci di portarti, sotto certi aspetti, ai confini della realtà, ma soprattutto al limite della pazzia. La sua letteratura è fantastica, tenebrosa, inquietante. Tutte le sue opere ti lasciano un turbamento che nasce dalla suggestione che sanno evocare. I racconti che ho apprezzato maggiormente sono Il gatto nero, Il ritratto ovale, Il sistema del dottor Catrame e del professor Piuma. Quest' ultimo è veramente unico nel suo genere: gli ospiti di un manicomio si ribellano e prendono il controllo dello stabile. Della serie: siamo noi i pazzi o loro?
Aneddoto: nella storia del Gatto, esso viene murato dal padrone in una parete della sua casa. In una delle case in cui Poe abitò sono state rinvenue, su un muro della cantina, tracce di mattoni tolti e rimessi a posto. Domanda: è successo prima o dopo la stesura?

 

 

lunedì, giugno 05, 2006

maya e aztechi

I MAYA
masoero bombelli pau
Tante storie diverse
La civiltà maya si sviluppa in un arco di 3.000 anni di storia su un territorio vasto piú di 300.000 chilometri quadrati con condizioni climatiche e ambientali molto diverse tra loro – umide foreste tropicali, sierre aride, alte montagne e fasce costiere – che comprende la penisola messicana dello Yucatán, il Belize, il Guatemala, l’Honduras e il Salvador. La cronologia dei Maya si divide in Periodo Preclassico (dal 2000 a.C. al 250 d.C.), che vede l’assestamento di quella civiltà, in Periodo Classico (dal 250 al 900 d.C.) che ne segna l’apogeo, e in Periodo Postclassico (900-1450 d.C. circa), che mostra il declino e l’influenza di popoli stranieri. Nonostante l’apparente omogeneità culturale, le concezioni artistiche e architettoniche dei tanti ceppi Maya sono diversissime tra loro, essendosi sviluppate in regioni isolate le une dalle altre e in periodi storici differenti. L’arte e la scienza maya – considerate l’espressione culturale piú alta e sofisticata di tutte le civiltà della Mesoamerica – nascono inizialmente in luoghi diversi e soltanto nel Periodo Classico le conoscenze acquisite dai vari gruppi vengono combinate e utilizzate comunemente.

I primi insediamenti in epoca Preclassica iniziale si ubicano nelle foreste dello Yucatán, nel Belize e sugli altipiani della costa dell’Oceano Pacifico, ricevendo l’influenza degli Olmechi che si erano spinti in quelle terre lontanissime alla ricerca di materiali preziosi come ossidiana e giada. Tra il Preclassico medio e tardo nascono le prime città-stato con architetture monumentali come Becán, Uaxacutún, Dzibanché, Cobá e Edzná, che probabilmente ebbero contatti con la Cultura di Monte Albán e con gli Zapotechi, dai quali ereditano le prime nozioni sui calendari (poi perfezionati dai Maya stessi), il cerimoniale del sacro Gioco della Palla e i riti sacrificali. Nei quasi sette secoli del Periodo Classico, tra il 250 e il 900 d.C. circa, lo sviluppo urbano – insieme alla scienza, all’arte e alla tecnica – conosce il suo apogeo: vengono creati i grandi centri cerimoniali di Tikal, Copán, Palenque, Yaxchilán, Piedras Negras, Uxmal e decine di altre città minori, ognuna con sue peculiarità architettoniche e culturali, geograficamente separate da un’infinità di barriere naturali come fiumi, foreste e montagne, anche se legate da alleanze politiche, da un comune sistema di scrittura e dal culto.

Nel periodo iniziale sembra si possa leggere ancora una certa influenza della cultura di Teotihuacán, che aveva raggiunto terre molto lontane dal sito originario, ma, a partire dal VI secolo d.C., i Maya costituiscono una civiltà totalmente autoctona. Verso la fine del Periodo Classico nascono seri conflitti di potere tra le varie città-stato e alcuni gruppi maya cercano nuove alleanze, mentre altre abbandonano i tradizionali centri cultuali costruendone di nuovi, oppure rinnovano totalmente le vecchie strutture urbane. Tra questi centri troviamo Toniná, Tulum, Chichén Itzá – ormai nella sfera di influenza tolteca – e Mayapán, che sarà l’ultimo baluardo maya capace di resistere ai Conquistadores spagnoli che invadono lo Yucatán nel 1527.

Il mistero della scrittura
La società maya era regolata da una rigida gerarchia che vedeva al primo posto della scala sociale l’Ahau, il Signore e re, che aveva un potere divino simile a quello dei faraoni d’Egitto. Ai sovrani sono dedicate le immense piramidi, i monumenti e le stele che recano lunghe iscrizioni con il racconto della loro discendenza dinastica, delle loro imprese militari e degli atti di governo. La conoscenza della scrittura espressa in glifi era monopolio dei Maya, anche se la compilazione dei testi e la lettura erano riservate esclusivamente alla classe dominante e ai sacerdoti. La difficoltà maggiore che gli studiosi moderni incontrarono nel decifrare la scrittura maya consisteva nell’interpretazione dei glifi, poiché essi formano un complicato sistema misto in parte ideografico e in parte fonetico: per esempio il suono ta può avere piú significati – avvoltoio, fascio di bastoni o torcia – e quindi possiede un proprio glifo sillabico, ma diversi glifi ideografici. Il primo studioso che comprese questo sistema è stato l’epigrafista russo Yuri Knorosov negli anni Cinquanta, che pubblicò una grammatica base dei glifi maya.

Un’altra rivoluzione nello studio della scrittura maya venne condotta dagli epigrafisti Heinrich Berlin e Tatijana Proskouriakoff, i quali riuscirono a leggere le iscrizioni delle stele che raccontavano la storia del popolo maya: «Ora conosciamo gli antichi governanti e di molti non soltanto sappiamo i nomi, ma anche che faccia avevano, conosciamo le loro origini, le loro opere, quello che edificarono, contro chi combatterono o con chi si allearono e quali trucchi escogitarono per proteggere il loro diritto a governare» – scrive la storica messicana Maricela Ayala Falcón – «e alla fine hanno smesso di essere figure mitologiche senza nome per trasformarsi in esseri umani». Cosí le città maya sono diventate libri di pietra che ci permettono di conoscere la loro eredità spirituale, materiale e sociale.

Il libro sacro del Popol Vuh
Le origini, i miti e la storia della civiltà maya ci sono stati trasmessi inoltre da due libri, compilati e trascritti in epoca coloniale: uno è il Popol Vuh (letteralmente, “libro della comunità” o “del consiglio”) o, il testo sacro dei Maya Quiché del Guatemala che raccoglie la genesi, la mitologia e la storia antica per quanto riguarda le migrazioni e il contatto con le culture olmeca, tolteca e maya yucatena; l’altro è il Chilam Balam, una raccolta di cronache maya dello Yucatán in dodici quaderni che contiene testi di carattere religioso, cronologico e profetico.

Il nome Chilam Balam (“colui che è bocca”) era un titolo che veniva dato ai sacerdoti di Maní che interpretavano le volontà divine. I sacerdoti erano una casta privilegiata nell’universo maya e secondo la loro concezione religiosa il mondo era stato creato da entità sovrannaturali e poteva continuare a esistere grazie alle energie divine, alimentate però dalle azioni degli esseri umani. I sacerdoti erano esperti astronomi e per loro vennero eretti numerosi osservatori nei centri cerimoniali, costruiti secondo le leggi dei movimenti astrali. Per misurare il tempo i Maya utilizzavano tre sistemi calcolati sulle osservazioni delle ricorrenze cicliche degli equinozi, dei solstizi, delle eclissi, del passaggio zenitale del sole, della posizione degli astri e delle fasi lunari.

Un calendario di sorprendente precisione
Per poter stabilire i rapporti tra gli eventi astrali e gli avvenimenti terrestri i Maya avevano elaborato un Calendario Rituale (tzolkin) di 260 giorni, composto da cicli di 20 giorni rappresentati da glifi e da 13 cifre, e un Calendario Solare (haab) di 365 giorni – di sorprendente precisione matematica se confrontato con il calendario del mondo moderno – suddiviso in 18 mesi di 20 giorni ciascuno, piú un breve periodo di 5 giorni nefasti (uayeb), chiamati anche “giorni sospesi” o “perduti”. La combinazione di questi due calendari veniva incisa con glifi e segni numerici su una ruota calendaria. Inoltre i Maya utilizzavano il cosiddetto “Conto Lungo”: la base del sistema numerico era vigesimale con l’ausilio dello “zero” e per rappresentare le cifre venivano utilizzati dei pallini fino al numero 5, designato invece da una barra, mentre il 20 era raffigurato da un glifo a forma di conchiglia o di fiore stilizzato.

I periodi del “Conto Lungo” – che copriva un periodo di 5.125 anni, cioè l’intero ciclo della storia secondo i calcoli maya – erano sempre interpretati da glifi che raffiguravano l’intero anno solare (tun) che moltiplicato per venti componeva l’unità di un katun che, a sua volta moltiplicato per venti, raggiungeva l’unità di un baktun, cioè un ciclo di 400 anni. L’era maya era composta da 13 baktun e gli epigrafisti hanno potuto calcolare che – secondo il nostro calendario – i Maya avevano stabilito l’inizio della loro storia all’11 agosto del 3114 a.C. e che la fine del loro mondo sarebbe arrivata il 21 dicembre del 2012. Ma a porre termine prima del previsto a questa antica e grande civiltà ci pensarono i Conquistadores spagnoli che sbarcarono all’inizio del XVI secolo sulle coste dello Yucatán.

Le divinità e società
Le credenze religiose dei Maya sono complesse e includono una grande varietà di divinità legate alla natura, al cielo e al mondo sotterraneo. L’Universo maya è rappresentato dalla ceiba, l’Albero Cosmico: al di sopra dell’albero vi è il cielo simboleggiato da un uccello-serpente piumato che regola l’ordine della natura e del cosmo; la corona dell’albero segna il punto di contatto tra gli uomini e gli dèi; all’altezza del tronco si trova la Terra e tutto ciò che investe le vicende umane, mentre le radici affondano nell’Inframondo (xialba), abitato dai nove Signori della Notte. Ai quattro punti cardinali, designati ognuno da un colore (bianco per il nord, giallo per il sud, rosso per l’est e nero per l’ovest) è aggiunto un quinto punto, quello centrale, di colore verde o blu. Secondo il mito fu il dio supremo Hunak-Ku a creare l’universo, ponendo i suoi quattro figli – i Bacab – ai quattro angoli del mondo per sorreggerlo.
Per prepararsi alle cerimonie più importanti i Maya dovevano osservare il digiuno, l’astensione dei rapporti sessuali e la confessione dei peccati. Fra le cerimonie culturali avevano particolare importanza le funzioni sacrificali, che comportava l’offerta di sangue e perfino (sebbene raramente) di vite umane; in genere venivano utilizzate diverse specie di animali, soprattutto uccelli e cani, assieme a prodotti della terra (mais, frutta e fiori). Un dato che evidenzia largamente la grande presenza della religione nella cultura maya è la composizione della gerarchia sociale, al cui vertice era posta la casta sacerdotale ah kin (“il solare”), con a capo l’ahaucan (“principe dei serpenti”),. I sacerdoti di rango superiore si occupavano degli aspetti scientifici, dalla scrittura all’osservazione degli astri, dall’architettura sacra alle pratiche mediche. I sacerdoti di rango inferiore presiedevano invece ai sacrifici. Nelle sepolture Maya accompagnavano il cadavere alcuni oggetti che potevano essere più o meno ricchi a seconda della condizione sociale del defunto. Il corredo delle persone meno agiate era infatti differente e di minor valore; consisteva in oggetti di rozza fattura sia di ceramica che di pietra. Anche le sepolture cambiavano a differenza della classe sociale a cui apparteneva il defunto. La classe meno importante usava seppellire i morti in grandi cumuli artificiali poco elevati di terra battuta, in cui a volte venivano posti più di cinquanta individui. La classe più importante invece era deposta in cumuli di altezza superiori, che contenevano una sola persona. In alcuni luoghi veniva usata anche la cremazione, comunemente per i capi. Le ceneri venivano racchiuse in grandi incensieri in terracotta, oppure in appositi recipienti non decorati. Un corredo funebre molto ricco accompagnava i resti di una sciamano.
Una divinità in particolare è presente dappertutto nell’iconografia religiosa dei Maya ed è il dio Chaac, associato al mais, all’acqua, alla pioggia e all’energia vitale in genere. Chaac è una divinità antropomorfa nata tra i serpenti e i draghi e viene rappresentata come un essere mostruoso dotato di zanne, occhi spiraliformi e un naso ricurvo che somiglia a una proboscide, da cui il nome “il dio dal naso lungo”. Talvolta regge tra le mani una torcia, simbolo di siccità, oppure un’ascia, simbolo del fulmine, e per scongiurare le carestie al dio venivano offerti sacrifici di sangue. Le maschere inquietanti di Chaac si trovano scolpite dovunque e a grande profusione sui templi e sulle facciate dei palazzi, specie nei centri cerimoniali delle “terre calde”, nello Yucatán e nel Campeche, dove le piramidi e i palazzi dei sovrani maya emergono dalla foresta color smeraldo come gemme abbandonate dagli dèi.

Nel pozzo dei sacrifici
Come raggi di sole dalla Piramide di Kukulkán partono numerosi sacbéoob, tra cui la strada principale che conduce al Cenote Sacro, il grande pozzo dedicato ai sacrifici e alle offerte. I cenotes sono pozzi naturali alimentati da sorgenti sotterranee (l’antico nome era chen, per cui Chichén Itzá può essere tradotto con “sul ciglio del pozzo degli Itzá”) che oltre a essere preziosi serbatoi d’acqua, erano considerati luoghi sacri. Per onorare gli dèi della Pioggia e dell’Acqua nei pozzi venivano gettate offerte di ogni tipo, da statue di legno a gioielli di giada e oro, da animali a esseri umani destinati al sacrificio. Dagli inizi del Novecento molti cenotes sono stati esplorati e, sebbene siano stati rinvenuti diversi scheletri umani, le scoperte piú eclatanti riguardano le offerte votive di materiali preziosi: dal solo Cenote Sacro di Chichén Itzá sono riemersi piú di 4.000 reperti tra gioielli e idoli.

La leggenda di Quetzalcóatl-Kukulkán vuole che l’eroe fosse asceso al cielo trasformandosi in “Stella del Mattino”, cioè nel pianeta Venere.Nel Caracol, senza strumenti se non due assicelle di legno incrociate, i sacerdoti potevano seguire il cammino del sole e della luna, le costellazioni e studiare esattamente l’arrivo dei solstizi e degli equinozi.
La presenza dei Maya riappare chiaramente osservando le rovine della cosiddetta Chichén Vecchia con il vasto Complesso delle Monache – chiamato cosí per la sua struttura conventuale – risalente al Periodo Classico. Gli edifici annessi rappresentano anch’essi un monumentale omaggio al dio della Pioggia. Vi era anche un Tempio dedicato al dio supremo Itzámná, rappresentato in veste di uccello-serpente.

Uno dei luoghi piú impressionanti per spazialità e forza è il gigantesco Campo per il Gioco della Pelota: Guardando bersagli cosí alti viene spontaneo chiedersi come i giocatori potessero lanciare la pesante palla di caucciú fin lassú senza usare le mani, colpendola soltanto con i gomiti, le ginocchia e i fianchi. Poco oltre il Campo della Pelota i Toltechi costruirono la piattaforma dello Tzompantli, il “muro dei crani”, e quella della Casa delle Aquile dedicata ai corpi militari elitari.
Un gioco tra Sole e ombre
Il Gioco della Palla era noto fin dal tempo degli Olmechi ed era legato a un antico mito tramandato dal Popul Vuh che racconta la lotta tra le divinità terrestri e solari e i demoni dell’Inframondo. Il gioco era associato al culto del Sole che doveva rinascere ogni giorno abbandonando il mondo delle tenebre: il campo da gioco rappresentava la Terra, mentre la palla simboleggiava il Sole, per cui il giocatore che lasciava cadere la palla doveva essere sacrificato poiché aveva impedito al Sole di rinascere. Vi erano civiltà come gli Zapotechi e i Totonachi dove il Gioco della Pelota era diventato un’ossessione.
Nel Gioco della Pelota di Chichén Itzá si fronteggiavano due squadre formate da sette elementi ciascuna, le cui immagini compaiono sui rilievi che ornano la base dei muri.
La fine dei Maya
Chichén Itzá era una delle tre città governate da gruppi guerrieri giunti nello Yucatán da terre straniere, i quali avevano imposto il loro dominio nel territorio maya: gli Itzá si erano stabiliti a Chichén Itzá, gli Xiú a Uxmal e i Cocom a Mayapán. Le rivalità tra i tre regni si accentuarono nel XIII secolo e, secondo le cronache del Chilam Balam, la signoria di Mayapán riuscí a rovesciare la dinastia di Chichén Itzá, affermando cosí la propria supremazia sulla regione. Anche Mayapán venne costruita nel segno del “serpente piumato” Kukulkán e la disposizione degli edifici fa pensare a una Chichén Itzá di dimensioni minori: il centro cerimoniale comprende la Piramide di Kukulkán, il Tempio dei Guerrieri con sale colonnate, un Tempio del Pianeta Venere e un Caracol che serviva da osservatorio astronomico. Il potere dei governatori di Mayapán venne spezzato nella stessa maniera violenta con la quale era nato: nel 1441 i nobili della città, stanchi della tirannia Cocom, si allearono con il gruppo Xiú e uccisero l’ultimo sovrano insieme a tutta la sua famiglia. Da allora lo Yucatán rimase in preda alla guerra civile, durante la quale sedici piccoli regni si combatterono ferocemente.

Questo sarà lo scenario che i Conquistadores spagnoli troveranno al loro arrivo nello Yucatán nel 1527, ma le discordie dei singoli feudi non faciliteranno la conquista: gli Spagnoli sono costretti a battersi su piú fronti e soltanto alla fine del XVI secolo la regione può venire parzialmente assoggettata. Gli ultimi Maya resisteranno disperatamente ai nuovi padroni, alle loro leggi e alla nuova religione, il cristianesimo. L’Ordine dei Francescani cercherà di dominare la popolazione assumendo il ruolo insieme di predicatori, politici e giudici: nelle cronache sono ricordati i violenti metodi inquisitori dei frati, che suscitano grande scompiglio tra gli Indios, tanto che molti preferiscono suicidarsi piuttosto che vivere nel terrore. Rimane celebre l’autodafé del vescovo Diego de Landa, personaggio ambiguo che, pur lasciando una preziosa documentazione sulle tradizioni maya, era un implacabile persecutore dei “pagani”: nella pubblica piazza di Maní – la città porta il nome profetico di “è tutto finito” ed era stata l’ultima sede dei Maya Xiú – fece bruciare sul rogo tutti gli antichi codici maya, distruggendo un tesoro inestimabile, abbatté gli idoli e fece giustiziare gran parte della popolazione. Fu questa la fine morale della cultura maya, anche se per secoli sono continuate a esistere sacche di resistenza nella giungla del Quintana Roo e del Chiapas, che vennero però spezzate definitivamente alla fine dell’Ottocento dalle prime truppe federali del Messico.
La bellezza
I canoni della bellezza Maya decretavano cranio allungato, naso largo e aquilino, occhi a mandorla, labbro inferiore cascante, mento un po' arretrato. Appena nati, i bambini venivano sottoposti a un trattamento di appiattimento e compressione del cranio mediante tiranti in cuoio, con fini estetici ma anche pratici: la parte alta del cranio, così allungata, offriva un perfetto sostegno per le reti da trasporto. Ai bambini veniva indotto lo strabismo segno di distinzione sociale, mediante palline sospese davanti agli occhi. I lobi delle orecchie erano perforati e deformati per inserire dischi o sostenere enormi pendenti. Tra i Maya c'era quindi una notevole uniformità fisica; i Maya di sangue puro avevano i capelli neri, dritti o, lievemente ondulati e gli occhi scuri.
Fonti:
wikipedia
sapere.it
skuola.it


Azteca o Mexica (Vedere anche il Calendario Azteca), furono un popolo che dominò il centro e sud dell'Messico dal secolo XIV fino il secolo XVI. Famosi per aver stabilito un vasto impero altamente organizzato, vennero distrutti dagli spagnoli e i loro alleati, i tlaxteca. Alcune versioni segnalano che il nome azteca deriva dal luogo mitico, situato possibilmente a nord dall'attuale città del Messico, chiamato Aztlán; più tardi si autodenominarono mexica.
«Vissero per due secoli, ma furono spazzati via in due anni con l'arrivo dei conquistatori spagnoli. Erano considerati un popolo sanguinario per i sacrifici umani nelle cruente cerimonie religiose in onore degli dei, in cui "strappavano i cuori dopo aver aperto i petti dai corpi di uomini ancora vivi", per citare Hernán Cortés. Ma erano anche un popolo di poeti e di artisti, ebbero una conoscenza profonda di tutti gli aspetti del mondo naturale che seppero rappresentare con uno stile figurativo di grande intensitá espressiva, dando pari dignità al coniglio come alla pulce, all'aquila come al coyote, al cane come al serpente, alla zucca come al cactus, in quanto tutte forme del divino. Erano un popolo guerriero che assoggettò con la forza militare le altre tribù indigene, ma furono gli artefici anche di un capolavoro di ingegneria architettonica come il Tempio Maggiore, centro dell'universo azteca, il punto in cui si incontravano le varie forze della concezione cosmologica.» (Laura Larcan)
ORIGINI. Dopo la caduta della civilizzazione tolteca, che fiorì principalmente a Tula fra i secoli X e XI, ondate di immigrazioni inondarono l'altipiano centrale del Messico, intorno al lago Texcoco. Data la loro tarda apparizione, gli aztechi-mexica furono obbligati ad occupare la zona pantanosa situata ad ovest dal lago.
Erano circondati da potenti nemici che gli esigevano tributo e le uniche terre secche che occupavano erano gli isolotti del lago Texcoco, circondati da pantani. Il fatto che, da una posizione così svantaggiosa, gli azteca furono capaci di consolidare un poderoso impero in solo due secoli, è dovuto in parte a la loro credenza in una leggenda secondo la quale fonderebbero una grande civilizzazione in una zona pantanosa dove vedessero un nopal (cactus) su una roccia e sopra un'aquila divorando un serpente. I sacerdoti affermarono aver visto tutto ciò al loro arrivo in questa zona; come riflesso e continuità di questa tradizione, oggi quell'immagine rappresenta il simbolo ufficiale del Messico che appare tra l'altro, sulle banconote e monete messicane.
Con l'aumento della popolazione, gli aztechi stabilirono organizzazioni sociali e militari superiori. Nel 1335 fondarono la città di Tenochtitlán, proprio dove oggi si trova l'attuale capitale, città del Messico. Gli aztechi fecero diventare il lago, in quella parte poco profondo, in chinampas (giardini molto fertili, costruiti su strutture di tronchi annodati con corde da ixtle che sostenevano sabbia, ghiaia e terra vegetale, a modo di isole artificiali, coltivando verdure, fiori e allevando uccelli domestici). Poi fecero vie e ponti collegando la città con la terraferma; costruirono acquedotti ed scavarono canali per tutta la città per il trasporto di merce e persone. Le costruzioni religiose - gigantesche piramide a gradinate ricoperte di pietra calcarea ed stucco di vivi colori, sulle quali si costruivano i tempi - dominavano il paesaggio.
La città progredì come risultato della sua ubicazione e alto grado di organizzazione. Nell'epoca in cui gli spagnoli iniziarono la conquista nel 1519, il grande mercato di Tlatelolco attraeva circa 60.000 persone/giorno. Le merce arrivavano agli azteca grazie agli accordi sui tributi stabiliti con i territori conquistati. Molte di questa merce si esportavano ad altre zone del Impero Azteca e del Mesoamerica.
LA CONFEDERAZIONE AZTECA.
Gli aztechi-mexica stabilirono alleanze militari con altri gruppi riuscendo a creare un impero che si estendeva dal Messico centrale fino l'attuale confine con Guatemala. Agli inizi del secolo XV Tenochtitlán governava congiuntamente con le città-stato di Texcoco e Tlacopan (più tardi Macuba ed adesso parte di Città del Messico) sotto la denominazione della Triple Alleanza. In un periodo di 100 anni gli azteca riuscirono ad avere il potere totale e, anche se le altre città-stato continuarono chiamandosi regni, erano in realtà solo titoli onorifici.
Con Moctezuma I (1440-1469) la guerra si estese verso sud; suo figlio Axayacatl avanzò vittoriosamente fino a Oaxaca. Dopo Axayacatl (1469-1481) e Tizoc (1481-1486), nel 1486 salì al trono Ahuitzotl che estese i suoi domini fino al Guatemala.
Alla fine del regno di Moctezuma II (figlio di Ahuitzotl), nel 1520, si erano stabilite 38 province tributarie; nonostante, alcuni popoli della periferia lottavano accanitamente pur di mantenere la loro indipendenza. Queste divisione e conflitti interni agevolarono la sconfitta del Impero Azteca da parte degli spagnoli alleati appunto con questi popoli. Inoltre Moctezuma accolse Cortés ei suoi pacificamente e gli diede i migliori palazzi cosa che facilitò la caduta della città. È possibile che la interpretazione degli antichi presagi sul ritorno del dio Quetzalcóatl, fece confonderlo con Cortés, sebbene l'imperatore, colmando gli spagnoli di regali, era più interessato alla loro ritirata. Gli spagnoli catturarono Moctezuma II, che morì in prigionia, mentre il fratello e il nipote del re, Cuitlahúac e Cuauhtémoc (Guatimozino), tentarono inutilmente di organizzare un'estrema resistenza e venirono impiccati nel 1525.
LA SOCIETÀ E LA RELIGIONE. L'imperatore azteca possedeva un potere illimitato, che comprendeva tutte le cose e tutte le persone. La società era divisa in tre classi: schiavi, popolo e nobili. La condizione del schiavo era simile a un servente contrattato. Sebbene i figli dei poveri potevano essere venduti come schiavi, la vendita era a termine. Gli schiavi potevano comprare la loro libertà e quelli che riuscivano a fuggire dai loro padroni ed arrivare fino il palazzo regale senza essere pressi ottenevano immediatamente la libertà. Al popolo o macehualtin veniva concessa la proprietà a vita di un terreno nel quale costruivano le loro case. Nonostante, agli strati più bassi della popolazione (tlalmaitl) non era permesso avere proprietà diventando contadini affittando i terreni. La nobiltà era composta dai nobili da nascita, i sacerdoti e quelli che si erano guadagnati il diritto ad esserlo (specialmente i guerrieri).
Nella religione c'erano numerosi dei. Fra loro, Huitzilopochtli (il dio sole), Coyolxahuqui (la dea luna che, secondo la mitologia azteca, era assassinata dal suo fratello, il dio sole), Tláloc (divinità della pioggia) y Quezalcóatl (inventore della scrittura e del calendario, associato con il pianeta Venere e con la risurrezione).
I sacrifici umani e di animali erano parte integrante della religione azteca. Per i guerrieri il massimo onere era cadere in battaglia e offrirsi come volontari per il sacrificio nelle cerimonie importanti. Le donde che morivano durante il parto compartivano l'onore dei guerrieri. Si facevano anche delle guerre chiamate fiorite allo scopo di fare prigionieri da sacrificare. Il senso del dono di sangue umana (e in minor misura di animali) era quello di alimentare le divinità del sole assicurandosi così la sua apparizione ogni giorno e con lui la permanenza della vita umana, animale e vegetale sulla terra.
SCRITTURA. Gli azteca utilizzarono la scrittura pittografica incisa su carta o pelle di animali. Alcuni di questi scritti, chiamati codici, sono ancora conservati. Il più famoso,il codice borbónico, anteriore all'arrivo degli spagnoli, è un libro calendario da due parti, la prima il libro dei destini (tonalamalt e la seconda il libro alla festa dei mesi (xiuhpohualli). Gli aztechi, e forse, i teotihuacani, mille anni prima, parlavano una lingua chiamata náhuatl. Utilizzavano anche un sistema di calendario sviluppato dai maya, con 365 giorni divisi in 18 mesi da 20 giorni, ai quali venivano aggiunti 5 giorni vuoti di cui si credeva erano funesti e portavano sfortuna. Utilizzavano pure un calendario da 260 giorni (20 mesi da 13 giorni) allo scopo di indovinare l'avvenire.
L'EDUCAZIONE. L'educazione era molto rigida e si dava dai primi anni. Alle donne si incoraggiava la discrezione e il pudore nei suoi modi e nel vestire, le si insegnava tutti i lavori domestici, i quali, oltre la macinazione e la preparazione degli alimenti, consisteva in cardare il cotone, filare, lavorare a maglia e confezionare i vestiti della famiglia.
Agli uomini veniva inculcata la vocazione guerriera. Fin da piccoli erano formati per essere forti, tali di essere bagnati con acqua fredda, coperti con vestiti leggeri e dormivano sul pavimento. Come agli ateniesi della Grecia classica, si procurava fortificare il carattere dei bambini con punizioni severe e il fomento dei valori primordiali come amore alla verità la giustizia e il dovere, rispetto versi i genitori e gli anziani, rifiuto alla bugia ed il libertinaggio, misericordia con i poveri e handicappati. I giovani, tra altre discipline, imparavano musica, balli e canti, religione, matematica, l'interpretazione dei codici, arti marziali, scrittura e conoscenza del calendario.
Solo c'erano permessi due forme di rapporti sessuali : nel matrimonio e quelli dei guerrieri scapoli con sacerdotesse dedicate alla prostituzione rituale: protette dalla dea Xochiquètzal, solevano ornarsi e truccarsi e proporzionavano agli uomini allucinogeni e afrodisiaci che stimolassero l'appetito sessuale. I rapporti sessuali si facevano prima che i guerrieri partissero per la guerra. Nonostante, l'adulterio era severamente punito.
SCIENZE. L'astronomia era una delle scienze con più tradizione per gli aztechi; grazie alle loro osservazioni determinarono con grande precisione le rivoluzioni del sole, la luna, Venere e, forse, Marte; raggrupparono le stelle in costellazioni (non coincidono con le nostre); conobbero l'esistenza delle comete; la frequenza degli eclissi del sole e della luna, creando così un complesso calendario. L'osservazione del cielo gli permesse sviluppare conoscenze di meteorologia e predire così gelate o stabilire le caratteristiche dei venti dominanti.
La medicina ebbe pure un grande sviluppo. Con la loro conoscenza della natura distinsero le propietà curative dei diversi minerali e delle piante. I sacrifici umani religiosi (che includevano l'estrazione del cuore e lo smembramento del corpo) favorirono una buona conoscenza del corpo umano. Sapevano curare fratture, morsi da serpenti. Possibilmente ci furono "odontoiatri" incaricati di fare deformazioni dentali.
Sebbene la medicina era praticata da uomini e donne, sembra che solo le donne potevano incaricarsi dei parti. La medicina era molto legata alla magia, ma il fatto che non si attribuisse la causa scientificamente corretta ad ogni malattia non significò che non si applicasse il conveniente rimedio.
L'ARTE. Gli aztechi furono abili scultori e facevano sculture di tutte le misure, piccole o colossali, plasmando in esse temi religiosi o dalla natura. Captavano l'essenza di quello che volevano rappresentare, realizzando di seguito le loro opere con ogni tipo di dettaglio. Le sculture grandi, di solito rappresentavano dei e re. Le piccole si riservavano per la rappresentazione degli animali e oggetti comuni. Si utilizzò la pietra e il legno che in occasioni venivano arricchite con vernici di colori o incrostazioni di pietre preziose.
Nella pittura azteca il colore è fondamentale. Si tratta di colori piani, senza sfumature, né ombre e, possibilmente, con connotati simbolici. Appare legata all'architettura decorando gli edifici.
Grazie alla loro conoscenza della fisica, gli orefici usarono varie tecniche nel lavoro (la cera perduta, ad esempio), fondere oro con l'argento, ecc.. Elaboravano ogni tipo di figure e ornamenti, bracciali, collane, pettorali, orecchini, ecc.. Frequentemente il metallo si combinava con pietre preziose (turchese, ametista, giade, cristallo da roccia) o con conchiglie

 

 

Geo

La colonizzazione in sud america
Nei primi decenni del
1500, gli Europei scoprirono i popoli indigeni delle Americhe che erano organizzati in civiltà evolute (specie in Mesoamerica) o in bande e tribù sparse in vasti territori (come in Argentina e in Nordamerica). Le vicende che scaturirono dall'incontro e dallo scontro di queste civiltà con gli spagnoli, indipendentemente dalle presunte buone intenzioni di entrambi, sono passate alla storia come la conquista dell'America. Lo scopo principale della Spagna era occupare ed evangelizzare i nuovi territori e portare i nativi nell'alveo della cristianità e sotto il governo dei re cattolici.
Subito dopo la cosiddetta scoperta del
1492 si evidenziarono i primi contrasti e le incomprensioni tra le parti. Il movimento di scoperta era portato avanti sul fronte dell'occupazione da bande di esploratori-soldati. Gli avventurieri spagnoli che nella prima metà del XVI secolo esplorarono e conquistarono gran parte dell'America centrale e meridionale. Di umili origini e poveri, compresi i nobili chiamati Hidalgos, appartenevano a una classe sociale piuttosto numerosa che per generazioni aveva fatto della guerra il proprio mestiere, impegnandosi contro gli arabi nella Reconquista della penisola iberica. Rimasti allo sbando dopo la caduta dell'ultimo baluardo musulmano (Granada, 1492), alla ricerca di gloria e ricchezza, si lanciarono nell'impresa americana, finanziati dalla corona o, più spesso, da privati. Agirono con coraggio e crudeltà; al comando di piccoli eserciti si impadronirono di vasti territori, sfruttando abilmente il loro superiore armamento e le tensioni che minavano le società amerinde di cui repressero con durezza i tentativi di resistenza. Incapaci di instaurare rapporti di convivenza pacifica con le popolazioni indigene, tesero solo a sfruttare le risorse umane e materiali delle zone assoggettate. Per avidità di lucro e di potere vennero spesso in contrasto tra loro e si affrontarono in conflitti lunghi e sanguinosi. Nessuno ottenne cariche ufficiali di rilievo nei territori conquistati, in quanto il sovrano preferì amministrarli tramite propri funzionari ) e sul fronte dell'evangelizzazione soprattutto da parte dell'ordine dei Domenicani. I primi erano soldati e avventurieri allettati soprattutto dalla prospettiva di acquisire terre e ricchezze facilmente. Lo scontro di questi ultimi con le civiltà native più organizzate portò alle campagne di conquista.
È da notare che queste campagne furono, almeno all'inizio, iniziative personali di singoli conquistadores e delle loro bande, ma portarono a risultati assolutamente imprevedibili e alla caduta di civiltà potenti e organizzate.
Superiorità tecnologica dei conquistadores versus superiorità numerica indigena
Militarmente i conquistadores possedevano un notevole vantaggio
tecnologico sui nativi grazie alle armi da fuoco e di acciaio; di contro però i popoli indigeni avevano una superiorità numerica fino a 100 volte il numero dei soldati spagnoli. Nonostante che molte popolazioni native conoscessero metodi per fondere i metalli (ad ex. l'oro), questa conoscenza fu applicata principalmente nell'elaborazione di oggetti ornamentali e utensili: solo gli Inca crearono armi di rame, ma queste non possedevano il taglio letale del ferro e dell'acciaio. Gli elmi di ferro erano una difesa eccezionale contro le pietre lanciate con gran forza, e dettero un vantaggio decisivo ai conquistadores in Perù. Benché gli archibugi e le altre armi da fuoco causassero grande spavento, tuttavia erano di dimensioni limitate e molto lente da ricaricare; le spade di acciaio e di ferro, i coltelli e le armature invece si dimostrarono molto più utili militarmente. Dopo la vittoria, gli spagnoli decisero di mantenere le armi fatte di ferro fuori dalla portata degli indigeni.
Gli
animali rappresentarono un secondo e importante vantaggio tecnologico. I cavalli permisero ai conquistadores di circondare le città peruviane e di lanciare rapidi attacchi per ottenere cibi e vivande che difficilmente sarebbero state repirite in altre maniere. I cani furono usati per rastrellare e attaccare gli uomini nascosti nelle foreste.
Un altro importante fattore per la vittoria dei conquistadores fu la propagazione di nuove
malattie e infezioni contro le quali i nativi non possedevano le difese immunitarie adatte, cosa che causò una debilitazione generale dello scheramento autoctono in un momento decicivo e produsse un gran disorientamento causato dalla difficoltà dei nativi nel rimpiazzare i capi nel campo di battaglia.
Il modo di fare guerra degli spagnoli, come della maggior parte degli europei, era più cruenta e coinvolgeva un numero maggiore di guerrieri rispetto a quanto erano abituati i nativi. Le armi di ferro e di acciaio producevano un maggiore spargimento di sangue delle
frecce avvelenate. Inoltre i nativi non erano soliti uccidere i nemici sul campo di battaglia, piuttosto li catturavano e li mantenevano in vita per poi sacrificarli in occasioni cerimoniali. Per questi fatti le pratiche guerresche europee sembrarono più brutali rispetto a quelle indigene.
I conquistadores più famosi furono
Hernán Cortés e Francisco Pizarro per le loro vittorie contro gli imperi del Messico e del Perú. Entrambi erano a capo di un numero piuttosto esiguo di truppe però riuscirono intelligentemente a manipolare le gelosie e le rivalità degli eserciti indigeni e ad aumentare le proprie forze mediante numerose alleanze.
Nel 1615, Felipe Guaman Poma de Ayala inviò una relazione di 1200 pagine, intitolata Primer nueva corónica y buen gobierno, al re di Spagna Filippo II. Guaman Poma era un membro dell'antica nobiltà incaica che si rammaricava negli anni della sua vecchiaia di aver aiutato i conquistadores e desiderava informare il re di tutti i problemi che erano sorti. La sua cronaca conteneva la storia dell'Impero Inca, della sua conquista e dei maltrattamenti subiti dagli indigeni. Il libro però andò perduto fino al 1908, quando ricomparve nella libreria privata della Casa reale di Danimarca.
Il modo con cui è avvenuta tale colonizzazione è stato fatto oggetto di spietate critiche, per la presunta brutalità soprattutto dei conquistadores spagnoli che avrebbe causato la fine di una civiltà già abbastanza avanzata ed evoluta, come quella degli Aztechi e degli Incas.

 

 

Uè prof

Uè prof, non è mica che ci può postare un link con tutti gli approfondimenti che dobbiamo sapere come ha fatto per la delta? se no succede un caos unico!

 

 

CILE


BANINO - MUSCI - PENNA

Mi rendo conto ke sia incompresibile, ma cm redattrice non sono il massimo!!! Mi auguro di non aver rovinato il lavoro d Marta&Vicky...

IL CILE:
LA DITTATURA DI PINOCHET
Stato dell'America del Sud, lungo le coste del Pacifico; si estende dal 17º al 56º di latitudine. Il Cile confina con il Perù e la Bolivia a nord e a nord est; con l'Argentina ad est (il confine, nelle Ande, è stato difficile da tracciare, dato che la linea spartiacque è spesso ad est della linea di cresta); ad ovest è bagnato dall'Oceano Pacifico. Il Cile possiede infine isole e isolotti nel Pacifico (isole Juan Fernández, Sala y Gómez, di Pasqua) e rivendica la propria sovranità su una parte dell'Antartide (il settore compreso tra i meridiani 90º e 53º di longitudine ovest).
ECONOMIA
A partire dal 1930 si manifestò nell'economia cilena, in precedenza rivolta essenzialmente all'esportazione, un nuovo indirizzo tendente a sviluppare le industrie in sostituzione delle importazioni, rafforzando il ruolo dello Stato.
Molte grandi proprietà erano organizzate in forme che si possono definire feudali, con inquilinos (mezzadri tenuti a prestare servizi). I piccoli proprietari rappresentano il 62% della rendita totale, l'accesso alla terra e all'acqua era assai limitato.
La produzione restava fondata sul frumento, il mais, la vite, la barbabietola da zucchero e gli alberi da frutta associati a un allevamento sempre più intensivo su praterie irrigate.
La riforma agraria consentì, soprattutto sotto Allende, l'espropriazione dei latifondi di oltre 80 ettari di terre irrigabili o del loro equivalente e organizzò cooperative ma non fu in grado di ridurre le importazioni di derrate alimentari.
Si verificò anzi un calo della produttività e tuttora l'agricoltura cilena è poco sviluppata e assolutamente inadeguata al fabbisogno del paese e concorre in misura molto modesta alla formazione del prodotto nazionale lordo.
Notevole importanza ha la pesca.
La principale ricchezza del paese è costituita dalle sue straordinarie ricchezze minerarie: il Cile possiede infatti le più ampie riserve del mondo di rame circa un quarto delle riserve mondiali di molibdeno, oltre a considerevoli riserve di parecchi altri minerali, compresi oro, argento, minerale di ferro e carbone, ma anche manganese, mercurio, zolfo e sale.
Le miniere, sfruttate da società straniere, soprattutto statunitensi, sono state nazionalizzate nel 1971 dal presidente Allende.
Il rame, di cui il Cile è il primo produttore mondiale, rappresenta ancora circa il 30% delle esportazioni cilene.
Più a sud è stato installato il complesso petrolchimico di Talcahuano, alimentato dal petrolio estratto dai giacimenti della Terra del Fuoco, la cui produzione è tuttavia assolutamente insufficiente al fabbisogno del paese. Nella Terra del Fuoco si estrae anche gas naturale.
Nel settore dell'industria lo Stato, nei decenni precedenti alla dittatura di Pinochet, attraverso una politica protezionistica e la CORFO (Corporación de Fomento de la producción, istituita nel 1939) ha favorito la creazione di imprese private e pubbliche, queste ultime nei settori-chiave: energia elettrica e petrolio, siderurgia, petrolchimica, zucchero, sfruttamento del legname e della cellulosa.
Oltre la metà dell'energia elettrica prodotta è fornita da centrali termiche e il resto proviene da centrali idroelettriche e, in misura modesta, da impianti nucleari.
Data la particolare configurazione geografica, estremamente allungata, del paese, le vie di comunicazione rivestono fondamentale importanza per l'integrazione delle varie regioni.
La rete ferroviaria (8.500 km) è formata da una linea principale che corre lungo la costa e da linee trasversali, alcune delle quali assicurano i collegamenti con la Bolivia e l'Argentina.
Le difficoltà per le comunicazioni terrestri hanno favorito quelle marittime, sfruttate in particolare per l'esportazione di minerali, e quelle aerei.
Dopo il colpo di Stato del settembre 1973 la giunta militare cilena ha inaugurato un nuovo sistema economico basato sull'esportazione delle materie prime e delle derrate agricole e sulla massiccia importazione di prodotti industriali.
Si è proceduto allo smantellamento del settore pubblico (miniere escluse) con il ritorno ai loro precedenti proprietari delle aziende della CORFO o delle proprietà toccate dalla riforma agraria.
E’ succeduta quindi una fase di profonda crisi, facilitata dalla recessione mondiale, dalla contrazione del mercato del rame e della sua relativa diminuzione di prezzo e da un'eccessiva rivalutazione del peso. Gli squilibri sociali, inaspritesi negli anni della dittatura, solo negli anni più recenti hanno mostrato segni di un certo miglioramento.
La migliorata situazione sanitaria si rifletta nel forte calo dell'indice di mortalità infantile, che è oggi uno dei più bassi dell'America latina, e nell'allungamento della vita media; anche se gran parte della popolazione cilena vive ancora sotto la soglia di povertà . Il tasso di disoccupazione è in forte diminuzione. Il commercio estero del Cile rimane ancora fortemente condizionato dalla produzione mineraria e dalle oscillazioni di prezzo sul relativo mercato mondiale. Le importazioni, consistenti in beni di consumo e beni strumentali, sono inferiori alle esportazioni, il che determina un attivo della bilancia commerciale.
Il principale partern commerciale del Cile è il Giappone.
STORIA
La dominazione Spagnola
Si pensa che la prima popolazione che si insediò nel Cile provenisse dal nord-est e furono gli Araucani, popolo di cacciatori andini,nel I sec. d.C..
Più tardi si collocarono tribù autonome ed edificarono numerose cittadine; nel XV sec. la federazione degli Araucani era politicamente ed economicamente molto forte tanto che riuscì a fermare l'espansionismo Inca verso il sud. Nell’isola di Pasqua si sviluppò un’avanzata e misteriosa cultura polinesiana, praticamente estinta oggi.
Nel XVI secolo iniziò la conquista da parte della Spagna. Nel 1520 Magellano fu il primo europeo ad esplorare il Cile.
Nel 1723, la Spagna fu costretta a riconoscere di fatto l'indipendenza degli Araucani, ma solo nel 1773 costoro accettarono la pace e l'insediamento spagnolo. Nel frattempo, i coloni avevano iniziato lo sfruttamento delle risorse agricolo-pastorali delle regioni occupate.
Numerose missioni dei gesuiti iniziarono ben presto l'evangelizzazione del paese.
Il Cile, per quasi due secoli, restò la più arretrata fra le colonie spagnole: aveva infatti un'economia poverissima, dato che non venivano sfruttate le risorse minerarie; era solo una provincia del vicereame del Perù.
Le sue coste vennero sovente minacciate sia da incursioni di pirati insediati nelle isole vicine, sia dalle scorrerie di corsari olandesi e britannici.
La grave povertà in cui si trovava la maggior parte dei coloni, favorì la fusione dei vari gruppi etnici dando origine alla nuova popolazione cilena costituita in prevalenza da meticci, creoli e Indios.
La posizione geografica ed etnica dei Cileni contribuì a indebolire i loro legami con la Spagna tanto che il Cile ottenne la libertà di commercio (1778). Il nuovo governatore, di origine irlandese, Ambrosio O'Higgins, fece costruire nuove strade e monumenti, e favorì lo sviluppo della cultura .
Nonostante ciò, il malcontento dei Cileni aumentò nei confronti della Spagna, che veniva considerata non più la «madrepatria» ma uno Stato oppressore.


L’Indipendenza
L'idea nazionale cilena cominciò a formarsi verso la fine del XVIII sec. favorita dalla proclamazione dell'indipendenza degli Stati Uniti (1776), dalla penetrazione delle idee innovatrici della Rivoluzione francese e anche da abili interventi economici e politici degli Inglesi.
La situazione precipitò all'inizio del XIX sec Bernardo O'Higgins, figlio dello stesso governatore, durante un'assemblea ristretta proclamò l'indipendenza del paese (18 settembre 1810).
Un nuovo colpo di Stato militare portò al potere José Miguel Carrera (novembre 1811), che si adoperò per organizzare il paese secondo una struttura costituzionale repubblicana, fatto che determinò l'intervento della Spagna che batté le truppe cilene nel 1814 e procedettero a una terribile repressione; ma gli indipendentisti si riorganizzarono e, forti dell'alleanza dell'Argentina, passarono al contrattacco.
La vittoria di Maipo (aprile 1818), concluse la liberazione del Cile.
Verso la Democrazia
Dopo la vittoria, la nuova repubblica cilena ebbe una rapida ripresa economica: l'agricoltura e l'allevamento furono incrementati, le risorse minerarie cominciarono a essere sfruttate (soprattutto il rame e i nitrati), il commercio ebbe un notevole sviluppo grazie agli scambi con le nuove repubbliche sudamericane, con gli Stati Uniti e l'Inghilterra.
Tra il 1823 e il 1826 il Cile conobbe alcuni progressi culturali e politici.
Durante la presidenza del generale Joaquín Prieto (1831- 1841) fu promulgata la prima costituzione (1833) che era di carattere conservatore.
Durante la presidenza di Manuel Montt (1851-1861) venne promulgato il primo codice civile cileno.
Nel 1891 dal Congresso della rivoluzione fu instaurato, senza modificare la costituzione, un nuovo regime, di tipo parlamentare.
Durante la prima guerra mondiale il Cile, pur favorevole alla Germania, rimase neutrale, ma la crisi economica seguita al conflitto, l'instabilità dei governi, dominati a volta a volta da differenti interessi finanziari, favorirono un crescente predominio della casta militare la quale impose, nel 1925, una nuova costituzione che sanciva un regime presidenziale.
SALVADOR ALLENDE

SALVADOR ALLENDE (Santiago1902-ivi1973) . Laureatosi in medicina fu tra i fondatori del Partito socialista cileno nel 1933, deputato al parlamento1938, ministro della sanità durante il governo di fronte popolare1945, leader del Fronte di liberazione popolare1952,1958 viene battuto alle elezioni,come nel1964.
Il piano di «rivoluzione nella libertà», di Eduardo Frei, si proponeva l'abbandono della linea conservatrice dei precedenti governi e una politica favorevole alle grandi masse.
Su questa base Frei riuscì a fare approvare dal Congresso, nel 1966, tre provvedimenti di fondamentale importanza: la riforma agraria, che prevedeva l'eliminazione del latifondo, la riforma scolastica, che rese obbligatoria e gratuita l'istruzione per i primi otto corsi, e la cosiddetta «cilenizzazione» delle miniere di rame e dell'industria a esse collegata, consistente nell'acquisto da parte dello Stato della maggioranza (fino al 51%) delle azioni delle compagnie straniere.
La situazione economica del paese si andava nel frattempo deteriorando a causa di un'inflazione che, nel 1970, determinò un deprezzamento della moneta del 34%.
Le elezioni presidenziali del settembre 1970, portarono alla vittoria il candidato del fronte della sinistra (Unidad Popular), il socialista Salvador Allende.
Allende intraprese decisamente la socializzazione del paese. Nazionalizzò le miniere di rame e di ferro, le banche, le compagnie di assicurazione e altri settori economici e promosse l'intervento statale in molte industrie.
La riforma agraria fu completata.
1971-1972 promuove importanti riforme come la nazionalizzazione delle miniere di rame e la riforma agraria,ma borghesia non lo appoggia perché non era compresa nel piano di <> (perdita privilegi e inefficienza gestione statale); estrema sinistra (non solo guerriglieri del MIR) volevano che scavalcasse il parlamento.
Per placare il malcontento inserì nel governo alcuni esponenti delle forze armate…parve funzionare…
1973 UP riconfermato, ma ormai era troppo tardi perché la crisi economica era già iniziata, come la lotta della borghesia contro il governo; non si decise a scegliere il colpo di stato nonostante i continui scioperi e la crescente inflazione.
Per contenere l'inflazione fu stabilito il blocco dei prezzi dei generi di prima necessità e per stimolare il processo produttivo furono aumentati i salari in una percentuale variante fra il 35 e il 60%. Inflazione, fuga di capitali, deficit industriale, imboscamento di prodotti, pressioni economiche esercitate dall’estero, condussero il paese alla crisi economica e, di riflesso, sociale e politica
Nel giugno 1973 venne sventato un tentativo di colpo di Stato promosso dal movimento di estrema destra «Patria e Libertò».
Nel luglio 1973 veniva assassinato il consigliere militare di Allende, Arturo Araya.
L'esperimento della «via cilena al socialismo», della «rivoluzione nella legalità» e nella democrazia di Salvador Allende stava avviandosi a un epilogo tragico.
IL GOLPE MILITARE
Vi poneva termine, l'11 settembre 1973, un sanguinoso golpe militare, al cui successo contribuì la CIA e ciò suscitò nel 1974 notevoli polemiche negli Stati Uniti.
Nel palazzo della Moneda, il presidente Allende con pochi fedeli tentò una disperata difesa; bombardato e poi attaccato dall'esercito, Allende venne ucciso nelle stanze del palazzo.
In questa circostanza pronunciò il suo ultimo discorso:
“…Posto in questa situazione storica, io pagherò con la vita la mia lealtà al popolo e posso assicurarvi che ho la certezza che al grano che noi abbiamo seminato non si potrà mai impedire di germogliare. Costoro hanno la forza, essi possono ridurci in schiavitù, ma non è con i crimini, né con la forza che si possono guidare dei processi sociali. La storia è nostra, sono i popoli che la fanno. ...... Il popolo deve difendersi, ma non sacrificarsi: il popolo non deve lasciarsi schiacciare e annientare, ma non deve lasciarsi umiliare. ....... ”
Seguì un vero e proprio regime di terrore, di epurazioni e di esecuzioni sommarie, che provocò migliaia di vittime.
AUGUSTO PINOCHET

✰1972 AUGUSTO PINOCHET UGARTE divenne generale di divisione, giurò fiducia al governo nell’agosto 1973, a settembre con l’ammiraglio Merino, i generali Mandoza e Leigh si fece promotore del colpo di stato e divenne presidente.
Instaurò legge marziale, processi ai dissidenti, soppressione dei partiti politici; in economia riprivatizzazione
La giunta militare al governo, composta da quattro membri e presieduta dal comandante dell'esercito, generale Augusto Pinochet Ugarte, vietò ogni forma di attività politica, sciolse la camera e il Senato, attuò un dura repressione verso gli esponenti della sinistra, impose il blocco dei salari, la svalutazione dell'escudo, la proibizione degli scioperi, l'aumento delle ore di lavoro, la snazionalizzazione accelerata e una larga apertura del paese ai capitali stranieri.
Il tratto predominante nella storia cilena dopo il 1973 è il terrore di Stato. Migliaia di persone scomparvero senza che se ne sapesse più nulla; vennero assassinate in carcere o dalle squadre della morte, ma la loro fine fu tenuta nascosta per creare clima di terrore. Anche la tortura venne usata oltre che per estorcere confessioni anche per distruggere ogni capacità di resistenza.
1974 ottenne dalla giunta militare il titolo di presidente e divenne unico detentore del potere politico.
Inizialmente il regime di Pinochet potè godere dell'appoggio della Chiesa e della democrazia cristiana, in particolare dell'ex presidente Frei, ma a partire dal 1976, dopo l'assassinio a Washington di Orlando Letelier, ex ministro del governo Allende, che provocò il risentimento degli Stati Uniti, il regime iniziò a sentire il peso dell'isolamento internazionale, accompagnato dal distacco delle forze moderate.
L'amnistia permise solo una modifica della pena per alcuni condannati che passarono dalla prigione all'esilio; la repressione venne attuata mediante nuovi decreti-legge; i partiti marxisti furono messi fuori legge e sciolti gli altri; i rappresentanti sindacali vennero assassinati o mandati al confino e le organizzazioni vennero frazionate per legge; le università, per lo più incontrollabili, furono praticamente chiuse; la stampa fu sottoposta a censura preventiva.
I servizi segreti cileni crearono, assieme alla CIA, “l’Operazione Condor”. Questa consisteva in una stretta collaborazione fra i servizi segreti, paramilitari e gli squadroni della morte dei Paesi confinanti, affinché i militari potessero spostarsi liberamente oltre i confini per cercare ed eliminare i propri oppositori politici.
Nel settembre 1980 un referendum-farsa approvava la costituzione. 1980 si crea il malcontento della borghesia e nonostante l’opposizione di questa, della Chiesa e le proteste operaie, fece approvare una costituzione con cui si legittimava il potere fino al 1989…
1988 incaricò dei giuristi fi preparare le vie legali per la campagna elettorale di sua moglie Licia Hiriart o addirittura la sua come successore di se stesso,praticando l’illegalità anche nei confronti delle sue leggi.
1989 ALYWIN diventa presidente dal fronte repubblicano contro il regime e nel 1990 la dittatura militare ha fine.
La costituzione ammetteva fra l'altro la possibilità di rinnovare ogni sei mesi lo stato d'eccezione o d'emergenza e per conseguenza consentiva arresti indiscriminati, incarcerazioni preventive e cautelative, confino, espulsione, cioè in pratica l'esilio.


L’OPPOSIZIONE POPOLARE

Nell'agosto 1983 le forze dell'opposizione moderata fondavano il raggruppamento di alleanza democratica, proponendosi di avviare il dialogo con le forze moderate del regime al fine di pervenire all'allontanamento del dittatore e al mutamento non rivoluzionario del regime stesso.
Nel gennaio 1984 il regime subiva un'altra sconfitta: il potente sindacato dei minatori eleggeva, nonostante l'esplicita volontà contraria di Pinochet, il «duro» Rodolfo Seguel come proprio presidente.
L'estrema sinistra riprendeva a far sentire la sua voce con le azioni di guerriglia del MIR e di una nuova organizzazione, il gruppo Manuel Rodriguez, culminate in un attentato allo stesso dittatore, che veniva ferito, mentre diversi uomini della sua scorta restavano uccisi (settembre 1986).
Nel 1988 un referendum popolare indetto da Pinochet poco più di un anno prima della scadenza costituzionale del suo mandato diede la vittoria ai «no» al regime.
Pur non ritirandosi dall'incarico, Pinochet promise di non prolungarlo e nel dicembre 1989 si svolsero le elezioni presidenziali.
Il democristiano Patricio Aylwin, candidato unico del fronte di opposizione al regime, che includeva partiti dalla destra moderata all'estrema sinistra, fu eletto presidente della repubblica e pose ufficialmente fine al lungo periodo di dittatura militare.
La nuova democrazia rimaneva comunque in parte vincolata al dittatore uscente, infatti Pinochet diventava comandante in capo delle forze armate e a capo della marina era Martinez Busch, un suo uomo.
Anche al suo pensionamento, nel 1998, Pinochet è rimasto presente nella vita politica entrando in senato con carica a vita.


I TENTATIVI DI PROCESSARE PINOCHET

Nel dicembre 1999 si è svolto il primo turno delle presidenziali che ha portato al ballottaggio tra il candidato della Concertacièn, Ricardo Lagos, e quello conservatore, Joaquèn Lavón; il 16 gennaio 2000 il socialista Lagos, già assistente di Allende, è stato eletto presidente con il 51,3% dei voti (subentrando a E. Frei il marzo successivo).
Il primo presidente socialista dopo il golpe alla Moneda si trova ad affrontare, oltre ad una grave crisi economica, la questione Pinochet e il probabile processo all’ex dittatore.
Infatti nell'ottobre 1998 Pinochet, a Londra per cure mediche, è stato arrestato in ottemperanza a un mandato di comparizione per l'accusa di genocidio avanzata dalla magistratura spagnola che indagava sulla scomparsa e la morte di alcuni cittadini spagnoli durante la dittatura.
Ma alla richiesta di estradizione della Spagna, seguita da quelle di Svizzera, Francia e Belgio, si è opposto il governo cileno che ha dichiarato non possibile l'arresto in quanto Pinochet era protetto dall'immunità come senatore e in possesso di passaporto diplomatico.
Dopo una prima sentenza che dichiarava l'ex dittatore non immune e quindi estradabile, successivamente invalidata, nel marzo 1999, ha obbligato Pinochet agli arresti domiciliari rinviando al governo la concessione del nulla osta per l'estradizione, pur riducendo notevolmente i capi di imputazione.
E’ stata comunque avanzata da un giudice cileno la richiesta per far decadere l’immunità parlamentare e poter avviare un giusto processo. Nonostante un emendamento alla costituzione approvato dal congresso per accordare l’immunità assoluta e non revocabile agli ex presidenti, nel giugno successivo la Corte d’appello di Santiago ha ufficialmente approvato il procedimento di revoca dell’immunità a Pinochet.


IL CILE OGGI

Il Cile ha, dal gennaio 2006, una donna presidente, Micelle Bachelet; una vittoria che ha stupito tutta l’America latina, non solo perché è una donna, ma perché è una donna divorziata e socialista. È profonda, intelligente, realista. Rappresenta la transizione, il collegamento tra il prima e il dopo. Ha vissuto la tortura e la morte del padre, il carcere e l’esilio con la madre.
È stata Ministro della Salute e poi della Difesa sotto la presidenza di Lagos.
La Bachelet ha detto: ”io voglio preservare la famiglia e l’individuo, dare valore al tempo libero,appoggiare le fasce più deboli della società. Si possono migliorare le condizioni di vita dei cileni senza per questo rallentare lo sviluppo del nostro sistema produttivo”
Migliorerà la vita del paese se sarà capace di lavorare senza dimenticare ciò che è avvenuto in passato.
Negli ultimi anni si è cercato di ridurre il divario tra ricchi e poveri, riducendo la povertà dal 40% al 18%, tuttavia i salari degli operai sono ancora molto bassi


ISABEL ALLENDE

Nipote del Presidente cileno Salvador Allende, riporta nei suoi romanzi continue e appassionate testimonianze, di questo periodo storico.
Nata a Lima nel 1942, dove il padre, cileno, prestava servizio diplomatico è vissuta in Cile fino al 1973, lavorando come giornalista. Dopo il colpo di stato, come molte migliaia di cileni ha lasciato il proprio paese e si è trasferita in Venezuela.
Tra i numerosi romanzi da lei scritti troviamo le maggiori testimonianze sulla sua vita ed in particolare sul colpo di stato, in “Paula”.

PAULA
Paula, nata il 22 ottobre 1963, è una ragazza felice, innamorata di suo marito, appassionata del suo lavoro. La sua è una vita semplice, e non ha niente a che vedere con quella di sua madre Isabel. Due donne, due destini diversi. Improvvisamente, a ventott'anni, Paula si ammala di una malattia gravissima, la porfiria, che la trascina in un coma da cui non c'è ritorno. Isabel accorre al suo capezzale per cercare di trattenerla in vita o, forse, per accompagnarla dolcemente verso la fine. Grazie alla magia della scrittura, cerca di "distrarre la morte", cerca di trovare un senso a una tale tragedia evocando la sua esuberante e bizzarra famiglia perché circondi Paula e la aiuti a superare, senza perdersi, il confine della vita. Un'autobiografia, una storia esemplare di dolore e di speranza, una straordinaria confessione sulla genesi delle sue opere, i suoi viaggi, gli amori: Isabel Allende, mescolando con franchezza e umanità il riso al pianto, dice addio a Paula come donna per darle il benvenuto come 'spirito'. Perché non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.
Nel raccontare la sua vita, Isabel ricorda i giorni legati al golpe militare di Pinochet, con la morte dello zio e le sofferenze di tutti coloro che sostenevano le stesse idee politiche.
Nell’edizione pubblicata da “La Repubblica”, nell’anno 2002, a partire dalla pagina 204, troviamo una commovente testimonianza.
BIBLIOGRAFIA
La Stampa, 15 gennaio 2006
Isabel Allende, Paula, ed Feltrinelli
Isabel Allende, La Casa degli Spiriti, ed Feltrinelli
R. Neri, Nuovo progetto Storia, ed La Nuova Italia.










































LA DITTATURA

La dittatura è una forma di governo in cui il potere è in mano ad un solo organo, il dittatore, ed a un solo partito politico, quello favorevole alla dittatura.
Il potere delle dittature viene conquistato con la forza e la violenza, con sanguinosi golpe militari o colpi di Stato con l’obiettivo di rovesciare i governi democraticamente eletti per inserire nuove idee nella società.
Le dittature presentano solitamente molti lati negativi; spesso durante le dittature vengono uccise migliaia di persone con esecuzioni sommarie a cui, non è improprio, dare il nome di genocidio.
Le dittature non sono, quasi mai, ben accettate dalla popolazione ma nessuno può intervenire senza correre il rischio di essere ucciso.

 

 

domenica, giugno 04, 2006

ricerca

http://www.elbalero.gob.mx/italiano/html/storia/rivoluzione02.html, se andate lì e fate copia incolla, cambiate qualche parola, avete la mia ricerca sulla rivoluzione messicana. Il resto che ho esposto era solo mia cultura generale che non centrava colla ricerca....

 

 

http://www.acmos.net/invio/panama.zip


mi rendo conto che è tardi, ma ci sono stati dei contrattempi
vogliate scusarmi.
in definitiva in questo file troverete non molto materiale: credo che in giornata si possa studiare

 

 

sabato, giugno 03, 2006

cuba

Cuba
Storia
Cuba e la sua popolazione originaria amerinda (Taino, Siboney e Guanajatabey) caddero sotto controllo spagnolo nel XVI secolo. La lotta della colonia per l'indipendenza iniziò nel 1868 e continuò durante il XIX secolo, fino alla Guerra Ispano-Americana del 1898. Gli Stati Uniti occuparono l'isola fino al riconoscimento dell'indipendenza nel 1902, anche se limitata dall'Emendamento Platt -revocato nel 1934-, dopo di che gli USA continuarono ad esercitare un controllo considerevole sugli affari cubani. Un esercito di ribelli guidato da Fidel Castro, nel 1959, rovesciò il dittatore Fulgencio Batista. Quando Castro iniziò a implementare delle riforme politiche e sociali, che minacciavano il duraturo dominio statunitense sull'isola, le relazioni con gli USA si deteriorarono rapidamente. Alla fine, Cuba si sarebbe rivolta all'appoggio e al commercio sovietico, dichiarando la Rivoluzione come socialista nel 1961 e costituendo uno stato comunista. Una Costituzione di ispirazione sovietica venne implementata nel 1976. Dal 1962 in poi gli USA con politiche “anti-comuniste”, diedero il via alla possibilità d’ instaurare in paesi dell’ America del Sud, regimi polizieschi contro la “sovversione comunista”: così in Argentina e Perù nel 1962, in Guatemala, Ecuador, repubblica Dominicana e Honduras nel 1963, in Brasile e Bolivia nel 1964 iniziarono una serie di colpi di Stato che destituirono i governi democratici o filo-cubani per essere posti al governo burattini degli Stati Uniti, che garantivano così una più difficile espansione del focolaio guerrigliero introdotto da Guevara.
Purtroppo però la politica estera cubana, caratterizzata sia dagli interventi nei paesi africani del Terzo mondo, sia a livello continentale, si tradusse in una strategia rivoluzionaria guerrigliera tesa a sostenere con finanziamenti, armi e anche volontari le guerriglie che erano esplose un po’ ovunque, portando gravi contrasti non solo con i governi, ma anche con gli stessi partiti comunisti dei singoli paesi. Tutto ciò si tradusse anche nel suo primo insuccesso: l’ impresa in Bolivia di scatenare la guerriglia portò alla disfatta completa degli insurrezionalisti, in quella spedizioni morì il Comandante Ernesto Che Guevara, precisamente l’ 8 ottobre 1967.
Questo evento segnò profondamente Fidel Castro e Cuba: la nazione si allineò sempre più all’ URSS, l’ internazionalismo fu messo da parte per poter stabilizzare sia la politica interna, sia la nazione in tutti i settori necessari al sostentamento della popolazione.
Nel 1972 avvenne il totale inserimento di Cuba nel Comecon, l’ organismo che raccoglieva tutti gli Stati allineati alle politiche dell’ Unione Sovietica. A seguito del collasso dell'Unione Sovietica del 1991, la nazione ha sofferto una crisi economica, ma si è parzialmente ripresa, anche se le riforme politiche ed economiche sono state fatte con titubanza. La costituzione è stata emendata nel 1992 per rispecchiare la nuova realtà interna ed internazionale.
Geografia
L'isola di Cuba, di forma allungata, è la più grande isola dei Caraibi ed è circondata a nord dallo Stretto di Florida e dall'Oceano Atlantico settentrionale, a nord-ovest dal Golfo del Messico, ad ovest dal Canale dello Yucatan, a sud dal Mar dei Caraibi, e ad est dal Passaggio di Windward. La Repubblica occupa l'intera isola, e le varie isolette circostanti, come la Isla de la Juventud, con l'eccezione della Baia di Guantanamo, una base navale che è stata data in prestito agli Stati Uniti fin dal 1903. L'isola consiste principalmente di terreno pianeggiante o ondulato, con colline e montagne principalmente nella parte sud-est. La vetta più alta è il Pico Real del Turquino a 2.005 m. Il clima locale è tropicale, anche se moderato dagli alisei. C'è una stagione più secca da novembre ad aprile, e una più piovosa da maggio a ottobre. L'Avana è la principale città e la capitale; altre città importanti sono Santiago di Cuba, Santa Clara e Camagüey. Interessante turisticamente è la città di Trinidad.
Economia
L'economia cubana è essenzialmente statale. Il Consiglio di Stato ha intrapreso delle riforme limitate in anni recenti per frenare l'eccesso di liquidità, incrementare l'efficienza delle imprese ed alleviare la seria mancanza di cibo, beni di consumo e servizi, ma non è intenzionato al passaggio all'economia di mercato. Una caratteristica saliente dell'economia è il contrasto tra i settori relativamente efficienti del turismo e delle esportazioni, e i settori domestici inefficienti. L'economia cubana venne colpita duramente nei primi anni '90 a seguito del collasso dell'Unione Sovietica e del blocco economico del Comecon, con il quale commerciava di preferenza. L'embargo statunitense (chiamato Bloqueo dai cubani), in vigore dai primi anni '60, impedisce all'economia cubana di svilupparsi e di poter importare ciò che non viene prodotto sull'Isola, e di esportare i prodotti dell'economia cubana. Nel Novembre 2005 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato per la 14esima volta una mozione (182 voti favorevoli, 4 contrari e una astensione) per chiedere agli Stati Uniti la cessazione dell'embargo. Problemi più recenti comprendono l'alto prezzo del petrolio, la recessione nei mercati chiave per l'esportazione come zucchero e nichel, i danni provocati dagli uragani, il turismo depresso e le instabili condizioni economiche mondiali. Tra la fine del 2003 e l'inizio del 2004, sia i livelli del turismo che i prezzi del nickel sono aumentati, cosi come il commercio cubano con gli USA, a dispetto dell'embargo finanziario e commerciale. Un altro importante fattore nella ripresa dell'economia cubana sono le rimesse dei emigranti.
Turismo
Il turismo a Cuba si sta sviluppando a passi da gigante, diventando una delle voci più importanti dell'economia dell'isola, stretta dalla morsa del blocco commerciale imposto dagli U.S.A. Oltre al turismo ufficiale dei grandi alberghi gestiti dallo stato insieme ad investitori privati, prende campo a Cuba il turismo fai da te, grazie alle cosiddette "case Particular" letteralmente "Case private" che permettono ai turisti più avventurosi di pernottare presso famiglie cubane a prezzi molto convenienti.In queste case oltre alla prima colazione si possono assaggiare specialità locali sia a pranzo che a cena.Qui si vive in pieno lo spirito di accoglienza dei Cubani. Per telefonare da Cuba al proprio paese e' molto opportuno usare una scheda (tarjeta) prepagata. Questo permette di conoscere subito la propria spesa.
Fidel Castro

Fidel Alejandro Castro Ruz è il presidente di Cuba; è stato Primo Ministro di Cuba dal 16 febbraio 1959 ed è Presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri dal 3 dicembre 1976.
I primi anni
Nato a Birán, già provincia cubana di Oriente (attuale provincia di Holguín), il 13 agosto 1926, da una famiglia di agricoltori benestanti (figlio di Ángel Castro e Lina Ruz).
Nel 1932 Fidel studia a Santiago de Cuba, inizialmente alla scuola La Salle, un istituto per ragazzi di famiglie benestanti, e poi, dal 1941 al 1945, si trasferisce all' Avana, nell'esclusivo collegio dei Gesuiti Belèn.
Nel 1945 si iscrive alla facoltà di legge dell' Università de l' Avana. Ateneo molto politicizzato, Fidel aderisce alla lega antimperialista e si schiera apertamente contro il nuovo presidente cubano, Ramòn Grau.
La resistenza contro Batista
Castro fece praticantato in un piccolo studio associato dal 1950 al 1952. Intendeva candidarsi al parlamento nel 1952 per il "Partito Ortodosso", ma il colpo di stato del Generale Fulgencio Batista rovesciò il governo di Carlos Prio Socarras e portò alla cancellazione delle elezioni. Castro denunciò Batista in tribunale per violazione della costituzione, ma la sua petizione venne rifiutata. In risposta Castro organizzò un disastroso assalto armato alla caserma della Moncada, nella provincia di Oriente, il 26 luglio 1953. Più di ottanta tra gli assalitori vennero uccisi, e Castro fu fatto prigioniero, processato e condannato a quindici anni di prigione. Castro utilizzò l'arringa finale del suo caso per il suo famoso "La storia mi assolverà"(EN), un discorso appassionato che difendeva le sue azioni e spiegava la sua visione politica. Venne rilasciato grazie a un amnistia generale nel maggio 1955 e andò in esilio in Messico. Qui conobbe Ernesto Guevara, divennero molto amici e si riconobbero in valori comuni . Decisero quindi di preparare uno sbarco per scacciare il regime poliziesco che intanto aveva instaurato Fulgencio Batista per far fronte a tentativi di ribellione. Così il 26 novembre1956 i ribelli salparono alla volta dell’Avana ma l’ azione non poté svolgersi come pensavano e furono costretti a rifugiarsi sulla Sierra Maestra. Questo momento di stallo durò per circa due anni.
Il movimento di Castro si guadagnò il sostegno popolare che crebbe fino a superare gli 800 uomini. Il 24 maggio 1958, Batista lanciò diciassette battaglioni contro Castro nell'Operazione Verano. Nonostante lo svantaggio numerico, le forze di Castro misero a segno una serie di vittorie, aiutate dalla massiccia diserzione e dalle rese all'interno dell'esercito di Batista. Il capodanno del 1959 Batista lasciò il paese, e le forze di Castro presero L'Avana.
Politica estera
Inizialmente gli USA furono rapidi a riconoscere il nuovo governo. Castro divenne Primo Ministro in febbraio, ma gli attriti con gli Stati Uniti si svilupparono ben presto, quando il nuovo governo iniziò a espropriare le proprietà delle principali compagnie statunitensi (la United Fruit in particolare), proponendo risarcimenti basati sulla valutazione fiscale delle proprietà, che per molti anni le stesse compagnie avevano fatto in modo di tenere artificialmente basse. Castro visitò la Casa Bianca poco dopo la presa del potere, e si incontro con il Vice Presidente Richard Nixon. Le politiche economiche di Castro avevano causato qualche preoccupazione a Washington sul fatto che Castro fosse un comunista leale all'Unione Sovietica.
Nel febbraio 1960, Cuba firmò un accordo per l'acquisto di petrolio dall'URSS. Quando le raffinerie cubane, di proprietà statunitense, si rifiutarono di raffinare il petrolio sovietico, vennero espropriate e gli Stati Uniti interruppero subito dopo le relazioni diplomatiche con il governo Castro. Per la preoccupazione dell'amministrazione Eisenhower, Cuba continuò a stabilire legami sempre più stretti con l'Unione Sovietica. Diversi patti vennero firmati tra Castro e il Premier sovietico Nikita Khrushchev, e Cuba iniziò a ricevere grossi quantitativi di aiuti economici e militari dall'URSS.
Papa Giovanni XXIII scomunicò Castro il 3 gennaio 1962. Ciò era congruo con il decreto del 1949 di Papa Pio XII che vietava ai cattolici di appoggiare i governi comunisti. Per Castro, che aveva precedentemente rinunciato al suo Cattolicesimo, questo fu un evento di scarse conseguenze. Lo scopo del provvedimento era quello di minare il supporto a Castro tra i cattolici; ad ogni modo, ci sono poche prove del fatto che ebbe qualche effetto.
Nell'ottobre 1962, si ebbe la Crisi dei missili di Cuba, dopo che gli USA scoprirono che l'Unione Sovietica stava tentando attivamente di schierare missili nucleari sull'isola. Dopo che le tensioni vennero disinnescate, le relazioni tra Stati Uniti e Cuba rimasero mutuamente ostili, e la CIA continuò a sponsorizzare una serie si progetti di assassinio negli anni seguenti.
Nel 1976, Pierre Elliott Trudeau, allora Primo Ministro del Canada, fece la prima visita di stato a Cuba da parte di un leader occidentale, all'apice dell'embargo statunitense, e abbracciò personalmente il capo cubano. Trudeau gli portò in dono 4 milioni di dollari e organizzò prestiti per altri 10 milioni. Nel suo discorso Trudeau dichiarò: "Lunga vita al Primo Ministro e Comandante in Capo cubano. Lunga vita all'amicizia Cubano-Canadese".
Politica economica
Castro consolidò il controllo della nazione nazionalizzando ulteriormente l'industria, confiscando i beni di proprietà straniera, collettivizzando l'agricoltura, ed emanando politiche che beneficiassero i lavoratori. Molti cubani lasciarono il paese, alcuni per Miami, Florida, dove formarono una numerosa comunità anti-castrista sovente in contatto con gruppi malavitosi e della destra dei servizi segreti statunitensi. A causa del duro embargo imposto dagli Stati Uniti, Cuba divenne sempre più dipendente dai sussidi sovietici, per poter finanziare i miglioramenti delle condizioni economiche. Il collasso dell'Unione Sovietica nel 1991 portò quindi un periodo di forte sofferenza economica a Cuba.
Le aspre sanzioni economiche volute dagli USA, che includono un divieto generale di viaggio verso Cuba per i turisti (americani), sono state una delle principali ragioni dei problemi economici di Cuba. Comunque, tra il 1960 e il 1990 gran parte dei loro effetti vennero neutralizzati dall'aiuto dell'ex Unione Sovietica, che in alcuni anni equivaleva a un quarto del PIL nazionale. A dispetto dell'embargo, Cuba continua a commerciare con le altre nazioni, ed è la seconda meta turistica più popolare dei Caraibi (dopo la Repubblica Dominicana). La sua economia riceve anche un abbondante afflusso di valuta dai Cubani Americani che mandano soldi a familiari e amici rimasti sull'isola.
Diritti umani
Il regime di Castro è stato frequentemente accusato di numerosi abusi dei diritti umani, inclusa la tortura, l'imprigionamento arbitrario, i processi ingiusti, e le esecuzioni extragiudiziarie. Molti sostengono che sotto il pluridecennale governo di Castro siano avvenute diverse migliaia di morti ingiustificate.
I critici citano anche la censura, la mancanza di libertà di stampa, la mancanza di diritti civili, la messa fuori legge dell'opposizione politica e la mancanza di libertà e democrazia nelle elezioni cubane.
Castro stesso continua a sostenere che gli Stati Uniti continuano a combattere una guerra segreta contro Cuba, usando spie e mercenari, e che molti attivisti per i diritti umani sono in realtà agenti degli USA (ciò è stato spesso confermato da fonti indipendenti). I suoi sostenitori pensano che le misure spesso drastiche di Castro sono giustificate per impedire agli USA di installare un leader straniero. L'opposizione al regime è quindi spesso dipinta come illegittima, e come una cospirazione guidata dagli Stati Uniti.
I sostenitori dichiarano anche che il dossier cubano sui diritti umani è significativamente migliore di molte altre nazioni della regione; questo comunque viene ampiamente dibattuto, particolarmente alla luce delle molte nazioni latinoamericane che sono ritornate alla democrazia durante gli anni '80 e '90.
Negli ultimi tempi, all'aumento dell'opposizione interna ha fatto riscontro una stretta repressiva del regime. Tre criminali (probabilmente pure dissidenti) che avevano dirottato con le armi un bastimento pieno di civili e di bambini sono stati fucilati dopo che si venne a sapere che si trattava di collaboratori della CIA. Alcuni reporter stranieri che erano a Cuba in incognito e senza regolare visto giornalistico sono stati espulsi dal paese.
Nel marzo 2003 sono stati arrestati ben 75 dissidenti, accusati di essere dei traditori finanziati dagli USA, che dopo essere stati sommariamente processati, vengono condannati a pene severissime per reati d'opinione (fino a 28 anni di carcere, per un tolale di 1450).Il governo di Fidel Castro, è attualmente il più longevo del mondo. Alle elezioni politiche del 19 gennaio 2003, nei 609 seggi disponibili, vi erano presenti 609 candidati, tutti eletti.