lunedì, giugno 05, 2006

Geo

La colonizzazione in sud america
Nei primi decenni del
1500, gli Europei scoprirono i popoli indigeni delle Americhe che erano organizzati in civiltà evolute (specie in Mesoamerica) o in bande e tribù sparse in vasti territori (come in Argentina e in Nordamerica). Le vicende che scaturirono dall'incontro e dallo scontro di queste civiltà con gli spagnoli, indipendentemente dalle presunte buone intenzioni di entrambi, sono passate alla storia come la conquista dell'America. Lo scopo principale della Spagna era occupare ed evangelizzare i nuovi territori e portare i nativi nell'alveo della cristianità e sotto il governo dei re cattolici.
Subito dopo la cosiddetta scoperta del
1492 si evidenziarono i primi contrasti e le incomprensioni tra le parti. Il movimento di scoperta era portato avanti sul fronte dell'occupazione da bande di esploratori-soldati. Gli avventurieri spagnoli che nella prima metà del XVI secolo esplorarono e conquistarono gran parte dell'America centrale e meridionale. Di umili origini e poveri, compresi i nobili chiamati Hidalgos, appartenevano a una classe sociale piuttosto numerosa che per generazioni aveva fatto della guerra il proprio mestiere, impegnandosi contro gli arabi nella Reconquista della penisola iberica. Rimasti allo sbando dopo la caduta dell'ultimo baluardo musulmano (Granada, 1492), alla ricerca di gloria e ricchezza, si lanciarono nell'impresa americana, finanziati dalla corona o, più spesso, da privati. Agirono con coraggio e crudeltà; al comando di piccoli eserciti si impadronirono di vasti territori, sfruttando abilmente il loro superiore armamento e le tensioni che minavano le società amerinde di cui repressero con durezza i tentativi di resistenza. Incapaci di instaurare rapporti di convivenza pacifica con le popolazioni indigene, tesero solo a sfruttare le risorse umane e materiali delle zone assoggettate. Per avidità di lucro e di potere vennero spesso in contrasto tra loro e si affrontarono in conflitti lunghi e sanguinosi. Nessuno ottenne cariche ufficiali di rilievo nei territori conquistati, in quanto il sovrano preferì amministrarli tramite propri funzionari ) e sul fronte dell'evangelizzazione soprattutto da parte dell'ordine dei Domenicani. I primi erano soldati e avventurieri allettati soprattutto dalla prospettiva di acquisire terre e ricchezze facilmente. Lo scontro di questi ultimi con le civiltà native più organizzate portò alle campagne di conquista.
È da notare che queste campagne furono, almeno all'inizio, iniziative personali di singoli conquistadores e delle loro bande, ma portarono a risultati assolutamente imprevedibili e alla caduta di civiltà potenti e organizzate.
Superiorità tecnologica dei conquistadores versus superiorità numerica indigena
Militarmente i conquistadores possedevano un notevole vantaggio
tecnologico sui nativi grazie alle armi da fuoco e di acciaio; di contro però i popoli indigeni avevano una superiorità numerica fino a 100 volte il numero dei soldati spagnoli. Nonostante che molte popolazioni native conoscessero metodi per fondere i metalli (ad ex. l'oro), questa conoscenza fu applicata principalmente nell'elaborazione di oggetti ornamentali e utensili: solo gli Inca crearono armi di rame, ma queste non possedevano il taglio letale del ferro e dell'acciaio. Gli elmi di ferro erano una difesa eccezionale contro le pietre lanciate con gran forza, e dettero un vantaggio decisivo ai conquistadores in Perù. Benché gli archibugi e le altre armi da fuoco causassero grande spavento, tuttavia erano di dimensioni limitate e molto lente da ricaricare; le spade di acciaio e di ferro, i coltelli e le armature invece si dimostrarono molto più utili militarmente. Dopo la vittoria, gli spagnoli decisero di mantenere le armi fatte di ferro fuori dalla portata degli indigeni.
Gli
animali rappresentarono un secondo e importante vantaggio tecnologico. I cavalli permisero ai conquistadores di circondare le città peruviane e di lanciare rapidi attacchi per ottenere cibi e vivande che difficilmente sarebbero state repirite in altre maniere. I cani furono usati per rastrellare e attaccare gli uomini nascosti nelle foreste.
Un altro importante fattore per la vittoria dei conquistadores fu la propagazione di nuove
malattie e infezioni contro le quali i nativi non possedevano le difese immunitarie adatte, cosa che causò una debilitazione generale dello scheramento autoctono in un momento decicivo e produsse un gran disorientamento causato dalla difficoltà dei nativi nel rimpiazzare i capi nel campo di battaglia.
Il modo di fare guerra degli spagnoli, come della maggior parte degli europei, era più cruenta e coinvolgeva un numero maggiore di guerrieri rispetto a quanto erano abituati i nativi. Le armi di ferro e di acciaio producevano un maggiore spargimento di sangue delle
frecce avvelenate. Inoltre i nativi non erano soliti uccidere i nemici sul campo di battaglia, piuttosto li catturavano e li mantenevano in vita per poi sacrificarli in occasioni cerimoniali. Per questi fatti le pratiche guerresche europee sembrarono più brutali rispetto a quelle indigene.
I conquistadores più famosi furono
Hernán Cortés e Francisco Pizarro per le loro vittorie contro gli imperi del Messico e del Perú. Entrambi erano a capo di un numero piuttosto esiguo di truppe però riuscirono intelligentemente a manipolare le gelosie e le rivalità degli eserciti indigeni e ad aumentare le proprie forze mediante numerose alleanze.
Nel 1615, Felipe Guaman Poma de Ayala inviò una relazione di 1200 pagine, intitolata Primer nueva corónica y buen gobierno, al re di Spagna Filippo II. Guaman Poma era un membro dell'antica nobiltà incaica che si rammaricava negli anni della sua vecchiaia di aver aiutato i conquistadores e desiderava informare il re di tutti i problemi che erano sorti. La sua cronaca conteneva la storia dell'Impero Inca, della sua conquista e dei maltrattamenti subiti dagli indigeni. Il libro però andò perduto fino al 1908, quando ricomparve nella libreria privata della Casa reale di Danimarca.
Il modo con cui è avvenuta tale colonizzazione è stato fatto oggetto di spietate critiche, per la presunta brutalità soprattutto dei conquistadores spagnoli che avrebbe causato la fine di una civiltà già abbastanza avanzata ed evoluta, come quella degli Aztechi e degli Incas.