martedì, gennaio 09, 2007

"La città della gioia" di Lapierre.

Questo romanzo è ambientato in India,nella frenetica città di Calcutta,nella quale si alternano quartieri ricchissimi abitati da benestanti e infernali bidonville abitate da lebbrosi e da poveri contadini emigrati dalle proprie terre per sfuggire alla fame.Proprio quest'ultima è la motivazione che spinge la famiglia dei Pal ad avventurarsi nella rumorosa città di Calcutta.Hasari Pal,dopo aver lasciato il padre e la madre nel suo villaggio natale,si trasferisce col resto della famiglia su un marciapiede,venendo subito accolto da un altro nucleo familiare emigrato qualche mese prima.
Hasari sente la necessità di trovarsi un lavoro soprattutto per poter garantire qualche manciata di riso al giorno ai suoi 3 figli e a sua moglie.
Ben presto si accorge di quanto questo sia difficile e,pur di ottenere qualche rupia,accetta di farsi prelevare del sangue.Si ricorda di un suo compaesano che,in quel tempo,lavorava ad uno dei tanti bazar di Calcutta e decide di cercarlo con la speranza che almeno questo possa aiutarlo.Dopo molte vane ricerche,ormai disperato,ecco che la fortuna sembra girare dalla sua parte:riesce a diventare un uomo risciò.Affitta un piccolo carro,tra l'altro illegale poichè senza targa,e passa così intere giornate a correre da una parte all'altra della città trasportando grosse signore o ricchi uomini d'affari.Lo stipendio è misero ma sufficiente per una porzione di riso al giorno.Sempre più indebolito,Hasari riesce anche ad affittare una catapecchia in uno dei tanti slum di Calcutta,una bidonville gestita da mafiosi locali.
Intanto,arriva a Calcutta anche un giovane prete francese Paul Lambert che per avvicinarsi alla vita di carità di Cristo decide di stabilirsi ad Anand Nagar,la "città della gioia".Si trova così a dover dividere la piccola stanza con grossi topi e scarafaggi.La gente del luogo lo prende subito in simpatia e si dimostra generosa verso il sahib dalla "pelle bianca".Lui comincia a curare i malati soprattutto infondendo loro amore e pregando.Viene accolto amichevolmente anche nel ghetto dei lebbrosi dove persone senza arti,cieche o col corpo maciullato fino alle ossa mostrano una grande forza d'animo,oltre ad un'incredibile gioia per la vita.Queste pagine sono molto forti ma mi hanno colpito particolarmente le innumerevoli descrizioni dei bambini,troppo spesso rachitici e col ventre gonfio e pieno non di cibo ma di vermi.
In questa situazione,l'autore ci presenta un altro personaggio.Si tratta di Max Loeb,un medico venticinquenne proveniente dalla ricca Miami.Inutile descriverne l'enorme shock durante i primi giorni trascorsi nella bidonville insieme a Lambert per alleviare le sofferenze di giovani malati di tubercolosi,sifilide,colera e di bambini mal nutriti.
Intanto,Hasari è costretto a rifugiarsi nello slum della città della gioia,dopo aver lasciato il lavoro di uomo risciò che l'ha portato a contrarre una grave malattia ai polmoni.Nonostante le cure ricevute da Max e dal prete e la celebrazione di molti puja(sacrifici)agli dei,l'ex contadino muore.
Altre terribili catastrofi si abbattono su questo povero slum,decimandone la popolazione.
Alla fine,Max tornerà in America e fonderà un'associazione con lo scopo di inviare medicine ad Anand Nagar,mentre Paul otterrà il certificato di naturalizzazione diventando così un vero e proprio cittadino indiano.
Invito tutti quanti a leggere questo sconvolgente ma splendido romanzo,che oltre a far riflettere potrà esservi utile ad approfondire la conoscenza sulle tradizioni e sulle usanze religiose dell'India.

 

 

1 Comments:

At 16/1/07 15:34, Blogger giulia92 said...

Una storia appassionante che ci trasmette un significato molto profondo. Io ho visto il film, ma mi e' venuta voglia di leggere anche il libro.

 

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