martedì, gennaio 23, 2007

Maus

Maus di Art Spiegelman non è semplicemente un fumetto, ma una graphic novel. Una storia, un romanzo raccontata attraverso disegni. L'autore ha deciso, con una certa dose di coraggio, di raccontare la vita del padre, deportato nei campi di concentramento di Auschwitz. E nel contempo rendendoci partecipi dei suoi tentativi di ricostruire un rapporto con il padre, mai esistito prima d'ora.
Lo stile grafico è semplice, ma dettagliato. Le vignette sono in bianco e nero, dando alla graphic novel il sapore di un film d'epoca, di un viaggio in un passato terribile di cui tutti dobbiamo vergognarci. Un'ulteriore (e più particolare) caratteristica è la rappresentazione dei personaggi, allegorici: gli ebrei sono topi, i tedeschi gatti, gli americani cani (scusate l'orrendo gioco di parole), i polacchi maiali, i francesi rane e gli inglesi pesci (questi ultimi appaiono in una sola vignetta, divertitevi a scoprire quale). Questo forse allevia la violenza di alcune immagini, ma non la forza del racconto di Vladek, narrato nella tipica parlata ebraico-newyorkese nell'originale, in parte restituita nella traduzione italiana. Ci si immedesima facilmente ed è semplice lasciarsi trasportare nel ritmo lento del libro, che mescola passato e presente senza farlo pesare mai. Forse la suddivisione delle vignette non sarà originale per chi è abituato a leggere manga, ma svolge comunque il suo compito. Un bel fumetto, istruttivo, potente ma anche commovente... Insomma, è la lunga vita di chi è uscito dall'inferno in terra, e anche qualcosa di più. Da leggere anche se detestate i fumetti.