mercoledì, marzo 21, 2007

I ventitre giorni della città di Alba

Leggere "I ventitre giorni della città di Alba" è stato un po' come tornare al passato. Anche perché, lo ammetto, la stessa edizione era per così dire vintage - del 1974, appartenente a mio padre - quindi comprenderete che l'atmofera anni '40 è stata anche un po' ricreata dalle pagine ingiallite del volume.
Il libro in sé è breve, ed è costituito da un insieme di racconti. Questi ultimi trattano tutti lo stesso tema, la resistenza ed il dopoguerra nelle campagne intorno ad Alba.
Come suggerito dall'introduzione (io le leggo tutte, quindi prendetemi pure per pazza) ritengo sia oppurtuno ricordarsi dell'esperienza partigiana che Fenoglio visse proprio nelle campagne di Alba; l'autore trae questi racconti, forse, anche dalla sua personale esperienza. Secondo me ha scritto questi racconti anche per esorcizzare ricordi che, in qualche modo, erano rimasti impressi a fondo nella sua anima. I personaggi sono diversi, ma probabilmente le esperienze sono tratte quasi tutte dalla realtà. Traccia tangibile di questo è il racconto "Gli inizi del partigiano Raul"; leggendo la biografia di Fenoglio si può notare come questo scritto ricalchi fedelmente l'inizio dell'esperienza partigiana dell'autore. Lo stile di tutti i racconti è rapido, asciutto, vero. In qualche modo, anche per i temi trattati, nella mia mente lo associo ad Ungaretti. Chissà, forse ricordi come questi hanno bisogno di essere trattati con freddezza per uscire dalla mente di chi li ha vissuti. Ricordi che cambiano, che segnano un'esistenza intera.
Tra tutti i racconti, i miei preferiti sono il già citato "Gli inizi del partigiano Raul", in quanto trovo molto vera la delusione che prova il giovane studente Raul vedendo i veri partigiani, e non quelli da lui idealizzati, e un altro racconto di cui purtroppo ho dimenticato il titolo, che parlava di due partigiani catturati e rinchiusi dai fascisti in una sottospecie di cella. E' molto potente in quest'ultimo l'amarezza del partigiano esperto e l'incapacità di comprendere la guerra da parte del partigiano "di primo pelo".
Ho trovato molto bello anche il racconto aggiunto in seguito alla raccolta, cioè "La malora", che rappresenta in modo crudo ma reale l'amarezza della vita contadina nel dopoguerra.

 

 

1 Comments:

At 31/3/07 12:49, Blogger roberta said...

Ciao Dani! Non avevo mai sentito parlare di questo libro e non sapevo neanche che tu lo avessi letto. Comunque leggendo le cose che hai sritto credo che questo sia un libro molto bello, ma forse sono anche un pò di parte visto che mi piacciono moltissimo i libri che trattano tematiche sulla seconda guerra mondiale e soprattutto sui partigiani. Quindi credo che come prossimo libro potrei sicuramente leggerlo!

 

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