giovedì, aprile 26, 2007

Esercizi di stile-R.Queneau


In quanti modi e stili sapreste raccontare uno stesso episodio?
Queneau
ci è riuscito utilizzando novantanove variazioni mediante le quali la storia viene riscritta mettendo alla prova molte figure retoriche ,diversi generi letterari e giocando addirittura con le parole.
Tutto il libro ha come base un banale episodio:in un'ora caotica,su un autobus affollato,un giovane con un insolito cappello si arrabbia con un vicino poichè questi lo spingeva ogni volta che una persona saliva o scendeva.Lo stesso uomo si incontra anche in un secondo momento,intento ad ascoltare un amico che gli suggerisce di mettere un bottone in più al soprabito.
Con questo arrogante personaggio(ed il suo strano cappello)l'autore scrive un libro pieno di umorismo ed inevitabile effetto comico che contemporaneamente mostra un grande esperimento sulle possibilità del linguaggio,come sottolinea giustamente Umberto Eco,il quale si è cimentato nel riproporre le stesse variazioni di Queneau trasferendole dalla lingua francese a quella italiana.
Se non volete perdervi le sfumature offerte dal testo originale,potrebbe esservi molto utile l'edizione con traduzione e testo a fronte.
Un libro davvero molto interessante,a mio parere..
Quindi ne consiglio la lettura a tutti!

 

 

sabato, aprile 21, 2007

Ines dell'anima mia

Questo è il libro di Isabel Allende che ho letto nel mese di marzo. La storia è ambientata nel 1500 in Spagna e poi in America. La protagonista è una donna, Ines, che decide di seguire il suo amante Pedro de Valdivia nel Nuovo Mondo per aiutarlo a conquistare il Cile e a fondare nuove città. Così i due partono per la spedizione insieme a un gruppo di soldati e per diversi anni combattono duramente gli indios selvaggi di quelle zone. Poi si fermarono in un punto favorevole alle condizioni di vita e lì fondarono Santiago della Nuova Estremadura. Più avanti costruirono altre città e altri forti che difesero sino allo stremo dalle popolazioni indigene che loro volevano civilizzare. Un giorno viene loro a far visita un ragazzino indio che chiamarono Felipe. Questi, dopo alcuni anni, li tradisce e si mette a capo delle ondate di indios ribelli, svelando il suo vero nome, Lautaro. La fine del racconto è incerta e non si sa quale dei due eserciti abbia avuto la meglio, se quello spagnolo o quello dei selvaggi. Di fatto si scopre che Lautaro uccide Pedro de Valdivia in una maniera molto cruenta, perchè è troppo l'odio che prova nei suoi confronti, di colui che ha invaso la sua terra. Questo racconto è ispirato a una storia vera, che mette in evidenza anche le fatiche che hanno subito le donne che hanno avuto il compito di conquistare e fondare.

 

 

Così parlò il nano da giardino

Questa è una storia fantasiosa scritta da Margherita Oggero, che parla di un gruppo di gerbilli(dei piccoli roditori) alla ricerca di un nuovo gerbido nel quale andare a vivere, perchè in quello dove abitavano presto ci avrebbero fatto una pensione per cani. E siccome i gerbilli odiavano i cani, allora chiesero consigli a un nano da giardino loro amico. Questi gli suggerì di trasferirsi in un prato con l'erba alta e uno spaventapasseri abbandonato in mezzo. Allora i protagonisti si misero in cammino e dopo un lungo viaggio pieno di insidie e pericoli finalmente giunsero nel gerbido nuovo e fecero amicizia con lo spaventapasseri. Così scoprirono che questo era stato abbandonato da un bambino che lo considerava un buono a nulla. Allora decisero di rimettere a posto le cose e si guadagnarono anche la simpatia di quel bambino. Una storia fantastica e piena di sentimenti, ricca di giochi di parole e figure retoriche, così si delinea questo racconto che ha anche lo scopo di insegnare qualche virtù morale.

 

 

mercoledì, aprile 18, 2007

Così parlò il nano da giardino,Margherita Oggero

Salve a tutti!Sono di nuovo io.Oggi vorrei parlare del libro della Oggero.Questo libro parla di un popolo di creaturine,chiamate "Gerbilli",che a causa di un canile in procinto di essere costruito nei pressi del loro gerbibo(una terra incolta dove i Gerbilli scavano le loro buche e vivono)sono costretti a traslocare.Prima di partire però chiedono consiglio ad un nano da giardino,Gongolo,che gli dice di conoscere un altro gerbillo.Questo è però già abitato da uno spaventapasseri,Golem,che era stato abbandonato da un bambino di nome Duccio,che lo aveva abbandonato dopo essere arrivato secondo in una fiera.Comunque i Gerbilli,dopo aver disegnato una cartina geografica utilizzando le informazioni del nano,partono per il gerbido nuovo.Durante il viaggio incontrano alcune difficoltà,come l'incontro con una volpe o come il rapimento di un gerbillino da parte di un bambino,ma riescono a superarle in modo eccellente.Infine,arrivati al gerbido nuovo,devono affrontare la frustrazione di Golem per l'abbandono.Infatti lo spaventapassrei all'inizio disturba la vita dei Gerbilli,ma poi tutto si riappacifica e la vita dei Gerbilli continua tranquillamente.
L'autrice nel testo utilizza molte similitudini e metafore,segnalandole in ogni caso.
Ho trovato questo libro un po' noioso e leggermente infantile,molto somigliante ad una favoola per bambini.Vi saluto....

 

 

Così parlo il nano da giardino



"così parlo il nano da giardino"

Il libro, edito da einaudi e scritto da Margherita Oggero, racconta delle peripezie di una colonia di gerbilli (animali simili a criceti) che, a causa della costruzione di una pensione per cani nel loro Gerbido, devono emigrare.

Subito si rivolgono ad un personaggio importante nella vicenda il nano gongolo: questo, che conosce molto, consiglia alla colonia di trasferirsi in un nuovo gerbido abbandonato, in cui vi è un bellissimo ma noioso spaventapasseri.

La storia rotea quindi sulla lunga emigrazione dei gerbilli in questo nuovo e leggendario Gerbido, e sulle storie dei relativi co-protagonisti, quali Gongolo, lo spaventapasseri, e il bambino Duccio.

Nel corso della storia l'autrice espone diversi generi di figure retoriche, quali le similitudini, metafore, il climax e molte altre, rallentando così il ritmo della storia, che può essere ritenuta ua favola, in quanto vi è un lieto fine e perchè è alla portata di tutti.

Dalla stessa autrice vi sono Una piccola bestia ferita e La collega tatuata, sempre editi da mondadori.

 

 

domenica, aprile 15, 2007

Così parlò il nano da giardino


La trama di questo libro è molto semplice e lineare: dei gerbilli vivono in un prato dove di lì a poco sarebbe stato creato un canile, quindi, sotto consiglio del nano da giardino dei padroni del terreno, si recano in un nuovo prato. Non mi è piaciuto lo stile dell'autrice per il modo di scrivere troppo banale (che mi ha ricordato i raccontini che scrivevo quando ero piccola) e per la spiegazione di ogni metafora e ogni parola con un doppio significato, che rendevano la lettura molto più noiosa e scontata. Ho trovato poi la trama banale e inutile. E sinceramente trovo che l'idea di spiegare tutte le figure retoriche non sia molto utile, di certo io non me le ricordo grazie a questo raccontino.

 

 

mercoledì, aprile 11, 2007

L'albero della vita


Questo libro di Louis de Wohl parla della vita di Costantino, cominciando a parlare di Costanzo Cloro, della madre Elena e, in modo molto scorrevole e romanzato, descrive gli avvenimenti durante la sua vita e ciò che l'hanno portato alla fede cristiana. Costanzo è un legato in Britannia, e, perdutosi, conosce Elen (poi chiamata Elena perché romanizzata), figlia del re Cel. Ella lo porta al castello, dove lui conosce il re, saggio e particolare. Dopo un po' che, anche per motivi politici, Costanzo faceva visita al castello del re Cel, i due si innamorano e si sposano. Dunque nasce il figlio, Costantino, ma quando quest'ultimo ha 13 anni Costanzo è costretto a recarsi a Roma e il padrone della flotta si impossessa della Britannia. Costantino, Elena, qualche servo e il compagno d'armi di Costanzo, che allenava Costantino, Favonio, fuggirono da York e si recarono a nord. Costanzo nel frattempo a Roma si risposa, per motivi politici e diventa imperatore dell'Occidente. Alla sua morte lo succede Costanzo; intanto la madre Elena, attraverso Ilario, il servo lasciato in eredità dal padre morto, aveva conosciuto il cristianesimo ed era diventata cristiana. Costantino dopo un dubbio iniziale diventa anch'egli cristiano. Elena poi, spinta dal desiderio di trovare la croce sulla quale era stato crocifisso Cristo, si reca in Terra Santa e dopo innumerevoli scavi trova la croce, ciò che suo padre, il re Cel, avrebbe definito l'albero della vita, poiché amava parlarne.

Questo libro è affascinante, scorrevole, e fedele alla storia. Consiglio a tutti di leggerlo perché è proprio ben scritto!

 

 

martedì, aprile 10, 2007



IL libro che ho letto questo mese è Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallacci.Il libro è una lunga lettera che una madre scrive al proprio figlio,o meglio al minuscolo essere che porta in grembo,che,come dice il titolo,non nascerà mai.Mi ha commosso molto tutto quello che ha scritto l'autrice in questo romanzo autobiografico:mi ha trasmesso tutto quello che vuol dire una gravidanza inaspettata,da difendere da tutti,perfino da se stessi,i dubbi atroci sul far nascere quel figlio oppure risparmiargli una vita di sofferenza e di dolore.La risposta della protagonista è semplice:se vuoi nascere devi volerlo tu,farcela da solo,io non ti aiuterò,anzi condurrò la mia vita nel modo in cui ho sempre fatto.Proprio questo,l'amore/odio che prova per quest'esserino che le cambierà la vita rischiando di intralciare anche la sua carriera,la porterà a perdere il figlio,fatto del quale si pentirà amaramente.Credo che una delle perti più belle sia il processo che la protagonista immagina in ciu è accusata dell'omicidio del figlio:qui vengono a scontrarsi varie tesi su ciò che è la vita e l'aborto.Ciò mi ha fatto molto riflettere su come sia difficile scegliere,in un qualunque caso se tenere un bambino oppure no,scelta che per me prima era scontata.Ritengo che tale libro tocchi davvero la coscienza di ogni persona e per questo consiglierei a tutti di leggerlo.

 

 

domenica, aprile 08, 2007

L'ultimo caso di Sherlock Holmes

La vicenda è ambientata a Londra nel 1888 e, come è solito nelle avventure del noto detective inglese, il narratore interno è il dottor John Watson. In questo caso Holmes è alle prese con un mistero realmente avvenuto: l’uccisione, alla fine del XIX secolo, di un numero rilevante di prostitute londinesi da parte di un misterioso assassino, a cui l’opinione pubblica dell’epoca diede il nome di Jack lo Squartatore. Dopo le prime uccisioni, Holmes viene contattato dall’inconcludente ispettore Lestrade di Scotland Yard che, pur non avendolo in simpatia, ha spesso fatto ricorso alle sue capacità deduttive. Holmes raccoglie la sfida, considerandola un vero mezzo per tenere occupata la mente e dare fondo alle sue facoltà mentali, senza dover ricorrere alla cocaina. Ancora una volta il detective di Baker Street riesce a stupire il lettore riuscendo ad svelare un freddo schema di omicidi, affermando che i delitti avvengono in modo tale da segnare una lettera stilizzata, una M, come l’iniziale del cognome del mortale nemico di Holmes, il matematico James Moriarty. A detta di Holmes, Moriarty sarebbe il fantomatico Squartatore, perché solo lui sarebbe in possesso di una mente capace di attuare un così sadico piano, di porgere una così sfacciata sfida alla società inglese. Fino alla prima metà del libro, sembrerebbe uno dei soliti casi holmesiani, in cui il protagonista risolve il problema avvalendosi della compagnia del fidato Watson, ma questo non è di quelli. A metà del libro è proprio il dottor Watson a scoprire che l’assassino delle prostitute è lo stesso Holmes, quasi vittima di un terribile sdoppiamento di personalità, che ha raffigurato il male della propria personalità nella figura di un ipotetico professor Moriarty, e che vede ora nel crimine la fine più adatta per la propria carriera; una carriera, a detta del più attendibile testimone, Watson, non tanto volta a combattere il crimine, quanto a confrontarsi con esso, dimostrando la superiorità della propria mente. Watson, ottenute le prove dell’effettiva colpevolezza dell’ex – amico, arriverà a minacciare di ucciderlo presso le cascate di Reichenbach, nelle quali Holmes stesso si getterà, per non permettere a se stesso di fare del male all’amico Watson. Al fondo delle cascate giaceranno insieme il peggior criminale e il campione di legge della loro generazione, come scrisse Conan Doyle, primo autore delle storie di Sherlock Holmes.
Romanzo apocrifo di Michael Dibdin, lo stile ricorda quello degli esordi, ma in questo caso è messa in grande risalto la figura di Watson. Anche in questo caso, il messaggio che l’autore, chiunque egli sia, vuole comunicare è chiaro: in ogni situazione l’onestà e la bontà d’animo prevalgono, qualunque sia l’intensità del desiderio di male o di compiacimento personale.

 

 

domenica, aprile 01, 2007

300... questi sconosciuti...XD

Sentito parlare di Zack Snyder solo per Sin City... che, tra parentesi, neanche avevo visto tutto... quindi non sapevo cosa aspettarmi da "300"... in effetti avevo sentito delle eroiche gesta, essendo in tema, di questo regista da mio fratello, che visto il film prima di me mi ha descritto e raccontato tutto (-.-), scaricandosi tutte le immagini possibili... ma per quanto si possano vedere le immagini non si potrà mai capire la bellezza di questo film, se non lo si vede.
Cominciando dalle pecche, innanzitutto, come ho verificato sul mio amato libro di storia dell'anno scorso e sugli appunti di storia, Leonida NON era un re (anche se un certo Turvani direbbe di sì... ignorante dovevi prenderlo tu 3 al posto mio l'anno scorso!), ma un comandante... poi la nevicatona con i pini come sfondo nel Peloponneso ha lasciato un po' interdette me e una delle donne che mi hanno accompagnato a vedere il film... non sappiamo se nevicava davvero così d'inverno in Grecia... mah... poi ci siamo chiesti un po' tutti come mai gli spartani avevano un fosso profondo metri e metri (senza fondo!) nel bel mezzo della piazza... a Sparta c'era la rupe, dove buttavano le persone; sarebbe stato tutto più realistico (anche, se devo ammetterlo, la morte dell'ambasciatore persiano è bellissima per ripresa e movimenti)... va beh, poi considerando che tutto il film è basato su un fumetto possiamo giustificare il fatto che gli spartani combattevano senza un minimo di armatura, che Serse gestisse un circo (esseri mostruosi e deformi, rinoceronti ed elefanti un po' troppo enormi, truppe mascherate con lustrini e oro, seguivano il Gran Re persiano, a sua volta assurdamente enorme, e gli immortali, la sua scorta, erano alla pari degli orchi de Il Signore Degli Anelli per orripilanza)...
Film decisamente degno di essere visto, perché, nonostante le battute talvolta un po' troppo "hollywoodiane", come disse il già nominato Turvani, le scene erano spettacolari, parevano tutte quadri, dipinti meravigliosi... le azioni in battaglia non erano confusionarie, le formazioni degli eserciti e i costumi erano stupendi, i movimenti erano ripresi da posizioni fantastiche e la tecnica lento-veloce per le battaglie e le uccisioni è di grandissimo effetto.
Quando poi Efialte, si reca alla corte di Serse per dirgli i segreti degli Spartani (il che ha riportato alla memoria anche una felice, non ironicamente, versione di greco, una delle poche, XD) la scenografia è spettacolare, esprime un misto tra qualcosa di disgustoso e qualcosa di lussurioso, le donne, gli esseri sfigurati, tutto con un effetto dorato che aggiunge il lusso a tutto ciò che suscita questa inquadratura, cioè l'immagine di questa stanza, che, davvero, mi sarei aspettata di vedere solo in un fumetto...
E come non parlare del responso dell'oracolo, movimenti, inquadrature e colonna sonora veramente bellissimi.
Sicuramente più che degno di essere visto e ammirato... ANDATE A VEDERLO!