domenica, aprile 08, 2007

L'ultimo caso di Sherlock Holmes

La vicenda è ambientata a Londra nel 1888 e, come è solito nelle avventure del noto detective inglese, il narratore interno è il dottor John Watson. In questo caso Holmes è alle prese con un mistero realmente avvenuto: l’uccisione, alla fine del XIX secolo, di un numero rilevante di prostitute londinesi da parte di un misterioso assassino, a cui l’opinione pubblica dell’epoca diede il nome di Jack lo Squartatore. Dopo le prime uccisioni, Holmes viene contattato dall’inconcludente ispettore Lestrade di Scotland Yard che, pur non avendolo in simpatia, ha spesso fatto ricorso alle sue capacità deduttive. Holmes raccoglie la sfida, considerandola un vero mezzo per tenere occupata la mente e dare fondo alle sue facoltà mentali, senza dover ricorrere alla cocaina. Ancora una volta il detective di Baker Street riesce a stupire il lettore riuscendo ad svelare un freddo schema di omicidi, affermando che i delitti avvengono in modo tale da segnare una lettera stilizzata, una M, come l’iniziale del cognome del mortale nemico di Holmes, il matematico James Moriarty. A detta di Holmes, Moriarty sarebbe il fantomatico Squartatore, perché solo lui sarebbe in possesso di una mente capace di attuare un così sadico piano, di porgere una così sfacciata sfida alla società inglese. Fino alla prima metà del libro, sembrerebbe uno dei soliti casi holmesiani, in cui il protagonista risolve il problema avvalendosi della compagnia del fidato Watson, ma questo non è di quelli. A metà del libro è proprio il dottor Watson a scoprire che l’assassino delle prostitute è lo stesso Holmes, quasi vittima di un terribile sdoppiamento di personalità, che ha raffigurato il male della propria personalità nella figura di un ipotetico professor Moriarty, e che vede ora nel crimine la fine più adatta per la propria carriera; una carriera, a detta del più attendibile testimone, Watson, non tanto volta a combattere il crimine, quanto a confrontarsi con esso, dimostrando la superiorità della propria mente. Watson, ottenute le prove dell’effettiva colpevolezza dell’ex – amico, arriverà a minacciare di ucciderlo presso le cascate di Reichenbach, nelle quali Holmes stesso si getterà, per non permettere a se stesso di fare del male all’amico Watson. Al fondo delle cascate giaceranno insieme il peggior criminale e il campione di legge della loro generazione, come scrisse Conan Doyle, primo autore delle storie di Sherlock Holmes.
Romanzo apocrifo di Michael Dibdin, lo stile ricorda quello degli esordi, ma in questo caso è messa in grande risalto la figura di Watson. Anche in questo caso, il messaggio che l’autore, chiunque egli sia, vuole comunicare è chiaro: in ogni situazione l’onestà e la bontà d’animo prevalgono, qualunque sia l’intensità del desiderio di male o di compiacimento personale.